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SABINO GRIECO - ELEMENTI DI TEORIA DELLA SEMPLIFICAZIONEArticolo originale (Università di Venezia) P R E F A Z I O N E La semplicità, come requisito di ogni manifestazione umana, viene di solito molto apprezzata perché ne rende in genere più facile la comprensione ed agevola altresì l'esecuzione di qualsiasi compito. Si è ritenuto, perciò, utile ed opportuno approfondirne il significato ed analizzare attentamente le applicazioni del semplificare, tentando di trattare sistematicamente la materia, nell'intento di fornire i primi elementi di una teoria della semplificazione. La trattazione ha portato ad esaminare i concetti della semplicità materiale e concettuale, nonchè dei procedimenti misti, ossia materiali e concettuali ed a studiare le operazioni necessarie per la semplificazione dei contesti in cui quei concetti ricorrono. Ne è seguita poi l'applicazione alle forme note e canoniche di interscambio umano: la comunicazione, la domanda e la risposta, l'ordine. Una particolare attenzione è stata dedicata infine alla semplicità di una teoria scientifica, argomento che ha formato oggetto di lunghe ed ancora irrisolte diatribe accademiche; al riguardo si è ritenuto di ravvisare l'idoneità di alcuni criteri per la selezione della teoria più semplice fra più teorie a confronto aventi pari validità provvisoria. Considerata la grande rilevanza che la semplificazione esercita in tutti i campi, sia della scienza, sia della vita pratica quotidiana (vedi fra l'altro la vera e propria campagna per la semplificazione amministrativa oggi ancora in corso in Italia), e vista altresì la quasi inesistente letteratura sull'argomento, si auspica che i rudimenti forniti col presente lavoro siano atti a suscitare un maggiore interesse degli studiosi, così che la materia possa trovare alfine l'adeguata e completa sistematizzazione di una vera e propria teoria della semplificazione. Napoli, ottobre 1998. L'Autore 1. SEMPLICITA' E SEMPLIFICAZIONE. 1.1. Semplicità e facilità. Prima di iniziare il discorso sulla semplicità è il caso di sgombrare il campo da un luogo comune molto diffuso: che "semplicità" sia sinonimo di "facilità". E' bene chiarire subito che i due concetti, pur essendo strettamente correlati fra loro, sono in effetti molto diversi. La semplicità si riferisce alla struttura obiettiva di una qualsiasi entità (sia una cosa materiale o un concetto mentale, sia un atto o un fatto) ed è quindi relativa al come questa sia intimamente costituita; la facilità riguarda invece la capacità di comprensione della stessa ed è un concetto del tutto soggettivo. La semplicità può essere graduata e misurata in modo univoco; la facilità di capire varia invece da soggetto a soggetto ed ha quindi una scala individuale di valori. Tuttavia, tenuto conto dell'intelligenza media, si può dire che quanto maggiore è la semplicità di una cosa o di un fatto, tanto maggiore è la facilità di comprenderli Soltanto in senso statistico va inteso perciò l'assunto che il più semplice è anche il più facile. In altri termini, semplicità e facilità non sono equivalenti: la prima implica soltanto la seconda, ma, proprio per il contenuto soggettivo del concetto di semplicità, non sempre vale l'inverso; ossia, il più semplice è più semplice ed anche più facile per tutti, mentre il più facile può essere tale solo per pochi e di conseguenza non è il più semplice per tutti. 1.2. Semplicità e semplificazione. La semplicità, oltre ad essere un concetto di struttura, è anche un concetto di relazione, ossia un concetto che precisa il suo contenuto rapportandosi ad altre realtà. I termini relazionali sono molto frequenti: sono tali, ad esempio, quelli di parentela come padre, madre, figlio, nipote, etc., i quali richiedono di essere completati rispondendo alla domanda "di chi?"; quelli di posizione come vicino, lontano, laterale, sottostante, inferiore, superiore, etc., ("a chi?", "a che cosa?"); quelli di raffronto come migliore, peggiore, maggiore, minore, uguale, più bravo, etc., che abbisognano necessariamente dell'indicazione dell'altro termine di paragone. Con la parola semplicità si indica la struttura, l'intima costituzione della cosa a cui si riferisce; ma questa struttura assume una qualche rilevanza solo se messa in relazione a quella di altre cose. Così, in rapporto al numero dei lati, si può asserire che un quadrato è più semplice di un ottagono, ove la struttura a quattro lati di un quadrato è messa a confronto con la struttura ad otto lati dell'ottagono. La semplificazione è l'operazione del semplificare, ossia quella di rendere una cosa più semplice e viene eseguita proprio sulla struttura della cosa, a prescindere dalla sua relazione con altre cose. Tuttavia, bisogna tener presente che la semplificazione non è sempre possibile, perchè vi sono strutture complesse, che potremmo denominare atomiche, che non ammettono semplificazioni e strutture già semplici che non si possono ulteriormente semplificare. 1.3. Semplicita` materiale. Esaminiamo ora attentamente il concetto di semplicità e cominciamo con il distinguere la semplicità materiale di una cosa. Uno dei modi quasi intuitivi di concepire la semplicità di una cosa rispetto alla complessità di altre è quello di porla in relazione al numero delle parti che la compongono: una cosa e` tanto piu` semplice quanto minore e` il numero delle sue componenti e tanto piu` complessa quanto piu` numerose sono le sue parti. In termini matematici la semplicita` di una cosa e` dunque inversamente proporzionale al numero delle sue parti, mentre la complessita` e` direttamente proporzionale ad esso. Di conseguenza la semplicita` assume il valore massimo 1 quando la struttura della cosa risulta unitaria, non avendo parti componenti, e va sempre piu` decrescendo verso il valore minimo tendenziale 0, man mano che va aumentando il numero delle componenti (al limite il valore della semplicità è nullo quando le parti risultano infinite). Questo concetto quantitativo della semplicita` e` indubbiamente applicabile alle cose di natura materiale, quali quelle del mondo fisico circostante e porta a facili ed ovvie distinzioni tra strutture semplici e strutture meno semplici o piu` complesse. Cosi`, un organismo unicellulare come l'ameba e` certamente piu` semplice di ogni altro organismo animale; un sasso e` piu` semplice di una montagna; una goccia d'acqua e` piu` semplice di un mare; il suono di uno strumento e` piu` semplice della musica di tutta l'orchestra; e di questi esempi banali potremmo continuare a citarne infiniti altri. Ora semplificare una cosa materiale significa ridurre il numero delle sue parti e poiche` le cose esistenti in natura non sono in genere modificabili senza perdere la loro individualità, la semplificazione ha un senso soltanto se viene applicata a strutture materiali artificiali create dall'uomo, a condizione che esse conservino del tutto inalterata la loro precedente funzionalità. Sono perciò semplificabili solo i manufatti umani, congegni e macchine varie, purché dopo la semplificazione, vale a dire dopo la diminuzione dei pezzi che li compongono, essi servano ancora allo scopo per cui sono stati fatti. Così, si avrà un'utile ed efficace semplificazione di un telaio da tessitura se, combinando in modo nuovo un minor numero di pezzi, anche diversi da quelli preesistenti, si riesce ad ottenere un telaio più semplice ed ancora capace di fornire almeno lo stesso tipo di tessitura del vecchio telaio. E' superfluo aggiungere che la semplificazione delle macchine è stata e continua ad essere uno dei mezzi più adoperati per conseguire il progresso industriale. 1.4. Semplicita` concettuale. Il concetto è la conclusione di un processo interiore che parte dalla rappresentazione mentale di una realtà del mondo esterno, sia essa una cosa materiale, come una mela, un albero, un sasso; sia un atto, come un'azione umana o un comportamento animale; sia un fatto, come un evento naturale o una serie di atti collegati tra loro. La rappresentazione mentale può riferirsi anche ad una realtà non più esistente all'esterno del soggetto, come i ricordi di cose e di fatti passati e i ricordi relativi a luoghi ormai lontani; oppure, può essere relativa ad una realtà soltanto interiore al soggetto, perchè mai esistita al di fuori di esso, come le cose ed i fatti puramente immaginari. In tutti i casi menzionati, si verifica la rappresentazione mentale di ciò che si è percepito direttamente con i sensi o si è ricordato o immaginato e, nel contempo, si mette in atto un processo di comparazione della percezione attuale con precedenti esperienze di cose e fatti simili, richiamate in memoria per associazione; il confronto consente di estrarre da quelle cose e da quei fatti gli elementi comuni ad essi. Si forma così il concetto che raccoglie in una categoria universale astratta le caratteristiche comuni di ogni singola realtà esistente. Il concetto è quindi come il contenitore di tutte le entità dello stesso tipo e ci permette di riconoscere una cosa, una mela, per esempio, in base agli attributi presenti in tutte le mele: un frutto tondeggiante, con la buccia sottile e la polpa biancastra di gusto piacevole; oppure un fatto, ad es., una rissa, come un litigio fra piu` di due contendenti accompagnato da azioni violente. Anche di un concetto può prendersi in considerazione la semplicità in relazione al numero di attributi prescelti per la individuazione di una cosa o di un fatto e si può asserire che la semplicità concettuale è inversamente proporzionale a quel numero, risultando più semplice il concetto che si serve di meno attributi. Pertanto, la semplificazione di un concetto consiste nella riduzione del numero dei tratti caratteristici comuni limitandoli soltanto a quelli che risultano strettamente indispensabili per la designazione di una cosa o di un fatto. Ma c'è da tener presente al riguardo che la semplificazione concettuale incontra un limite irriducibile nel numero degli elementi essenziali, dei quali nessuno può essere omesso, pena l'impossibilità di individuare poi il contenuto stesso del concetto. Di conseguenza, la semplificazione concettuale può riferirsi unicamente alla eliminazione di eventuali elementi accidentali prima accolti nel concetto. La semplificazione concettuale di cui abbiamo finora trattato si riferisce ai casi concreti di cose materiali e fatti reali presenti, passati o soltanto immaginati. Noi la designeremo perciò come semplificazione concettuale di 1° tipo per distinguerla dalla semplificazione relativa a concetti del tutto astratti come bontà, bellezza, virtù, giustizia, libertà, grandezza, uguaglianza e similari che non fanno alcun riferimento diretto ed immediato alla fattualità e fisicità dell'universo circostante, ma sono creazioni e convenzioni soltanto mentali, condivise da altri o del tutto personali, che descrivono e caratterizzano particolari situazioni fattuali o solo mentali. Così, il concetto astratto di giustizia può indicare la circostanza che a ciascun partecipante di qualsiasi vicissitudine umana debba essere sempre riconosciuto e assegnato il giusto, che è poi una posizione di equilibrio tra i diritti ed i doveri che gli competono come individuo. Questa è una delle tante definizioni in cui può essere estrinsecato il concetto di giustizia poiché esso, al pari di tutti gli altri concetti su menzionati, è precipuamente un concetto di valore, suscettibile quindi di differenti interpretazioni personali. Le valutazioni soggettive insite in ogni concetto astratto e gli intricati e non ben noti percorsi mentali che hanno portato ad esse rendono oltremodo ardua ogni semplificazione: tale semplificazione, infatti, non si presta all'intervento esterno di terzi, pena il molto probabile travisamento totale o parziale del concetto espresso, ma ha qualche probabilità di successo solo se operata dallo stesso autore. Ad ogni modo, noi chiameremo la semplificazione in argomento semplificazione concettuale di 2° tipo. 2. SEMPLIFICAZIONE DEI PROCEDIMENTI. 2.1. Procedimento materiale. Il concetto di semplicità è una categoria tanto generale da potersi applicare a fattispecie di qualunque natura. Dobbiamo quindi procedere ad esaminare specificatamente i suoi più significativi campi di applicazione ed uno dei più interessanti è certamente quello del procedimento. Un procedimento è un insieme di operazioni coordinate per il raggiungimento di un dato fine, ove per operazione si intende, per il momento, un'azione materiale, cioè un comportamento umano che modifica uno stato di fatto preesistente. Anche la semplicità di un procedimento può essere valutata in relazione al maggiore o minore numero di operazioni che esso richiede per la realizzazione dello scopo prefissato; perciò un procedimento e` piu` semplice di un altro se consta di un minor numero di operazioni. Il procedimento piu` semplice di tutti e` quello unioperazionale che consta di una sola operazione e si identifica con una semplice azione; tutti gli altri che contengono due o piu` operazioni possono definirsi plurioperazionali. La semplificazione di un procedimento materiale consiste quindi nella riduzione del numero di operazioni richieste, fermo restando il conseguimento del fine previsto. Tuttavia, considerato il maggiore o minore sforzo fisico relativo alle singole azioni materiali e tenuto conto della loro diversa penosità, c'e` da chiedersi se anche la possibile sostituzione di un'operazione più penosa con un'altra meno penosa comporti una maggiore semplificazione del procedimento. Un'azione meno penosa è certamente da preferirsi ad una che lo è di più e si può introdurre al riguardo il criterio quantitativo, graduando con una scala numerica l'intensità dello sforzo fisico richiesto dalle singole azioni, sì che lo sforzo maggiore e più penoso assuma valori numerici multipli di quello minore e un'operazione più penosa equivalga, ad esempio, a due operazioni meno penose. In tal modo, operare la sostituzione è come ridurre il numero delle operazioni. Possiamo dunque concludere precisando che la semplificazione di un procedimento materiale e` data dalla riduzione del numero delle sue operazioni e/o dalla sostituzione di operazioni piu` penose con altre meno penose. 2.2. Procedimento concettuale e procedimento misto. Abbiamo considerato finora il procedimento costituito da azioni materiali; dobbiamo ora esaminare i procedimenti le cui operazioni sono di natura intellettuale, ossia concetti e ragionamenti. L'esempio più semplice ed evidente e` la soluzione di un problema di matematica: la soluzione del problema è il fine al quale è coordinato l'intero procedimento; le operazioni di cui consta il procedimento vertono su entità astratte, su concetti universali come numeri e forme geometriche e le operazioni stesse consistono nei collegamenti tra i vari concetti, nei passaggi dagli uni agli altri effettuati con ragionamenti di tipo deduttivo, ossia con sequenze di deduzioni portate avanti secondo le leggi della logica. Altri casi di procedimenti concettuali si ritrovano in tutte le dimostrazioni di una tesi, sia essa filosofica o scientifica ed in tutti i ragionamenti dell'uomo comune, costruiti semplicemente per giungere ad una determinata conclusione. I procedimenti concettuali si estendono, quindi, a tutti i campi di indagine in cui, partendo da elementi noti, si vuole arrivare a risultati prestabiliti e non ancora accertati. Tuttavia, la distinzione tra procedimento materiale e procedimento concettuale non e` mai rigorosamente netta; anche nel procedimento materiale intervengono operazioni di natura concettuale: se non altro, c'è quella di coordinamento delle varie azioni materiali che si vogliono far convergere alla realizzazione del fine. Lo stesso può dirsi dei procedimenti concettuali, poiché perfino nelle argomentazioni logiche dei ragionamenti la veridicità di alcune premesse deve essere accertata tramite il confronto con la realtà esterna, ossia a mezzo di percezioni sensoriali che sono qualcosa di diverso dalle operazioni concettuali. La classificazione dei procedimenti in materiali e concettuali puo` avere
dunque soltanto un valore statistico, nel senso che puo` definirsi materiale il
procedimento formato in maggior parte da operazioni materiali e concettuale
quello a cui concorre una maggioranza di operazioni concettuali. Così, nel procedimento giudiziario intervengono comportamenti umani e ragionamenti che mirano ad accertare la veridicità di determinati fatti, l'autore di essi ed il suo grado di responsabilità nell'averli compiuti. Altro tipico esempio di procedimento misto e` dato dalla ricerca scientifica ove le azioni del ricercatore ed i suoi ragionamenti induttivi e deduttivi sono coordinati ad individuare le cause o gli effetti di un fenomeno e le condizioni necessarie per la loro realizzazione. Anche la semplificazione di un procedimento misto consiste nella riduzione del numero delle operazioni ad esso connesse ed il piu` semplice e` quello che piu` brevemente riesce a raggiungere la stessa conclusione con un minore numero di passi ragionativi e di operazioni materiali. 2.3. La condizione nei procedimenti. Una condizione è un qualsiasi evento alla cui realizzazione si accompagna sempre il verificarsi di un altro evento. Essa viene espressa con un "se", o una locuzione similare come "a condizione che", "posto che", etc., che precede il primo evento. Ad es. "se tu mi ami, io ti sposo", "se c'è il sole allora è giorno", dove "se tu mi ami" e "se c'è il sole" costituiscono gli eventi che si debbono realizzare affinche` si verifichino, rispettivamente, gli altri eventi "io ti sposo" e "e` giorno". Orbene, tutti i procedimenti sono sempre sottoposti ad una o piu` condizioni. L'affermazione può sembrare strana perchè in molti procedimenti non compare nessuna condizione esplicita. Prendiamo ad es. il semplice procedimento di "accendere un fuoco di legna". Apparentemente tutte le operazioni necessarie per accendere un fuoco di legna sembrano prive di qualsiasi condizione. In realta`, invece, anche se non espresse esplicitamente, esistono diverse condizioni che debbono verificarsi perchè si riesca ad accendere quel fuoco: -si deve disporre della legna necessaria; E fermiamoci quì. Donde, il procedimento dell'accendere un fuoco di legna andrà a buon fine alle seguenti condizioni tacite:
Le condizioni non espresse di ogni procedimento possono considerarsi le condizioni di fattibilità dello stesso e, in genere, non vengono esplicitamente menzionate in quanto risultano sempre necessarie e sempre le stesse, cioè tipiche, per ciascuna specie di procedimento, costituendone i cosiddetti presupposti. Ma, prescindendo dai presupposti, nei procedimenti possono figurare anche altre condizioni espressamente indicate. E' bene precisare a questo punto che una condizione può essere di tre tipi:
2.4. Semplificazione dei procedimenti con condizioni. Sorge a questo punto la questione se ai procedimenti accompagnati da condizioni e` possibile apportare una ulteriore semplificazione, oltre quella gia` indicata della riduzione del numero delle operazioni. Indubbiamente, tale eventuale semplificazione deve avere a che fare proprio con le condizioni del procedimento, mirando, anche questa volta, a diminuirne, se possibile, il numero. La fattibilita` della semplificazione dipende unicamente dal tipo delle condizioni:
Ad ogni modo devesi tener presente che la semplificazione in argomento ha soltanto un valore teorico in quanto essa avviene quasi sempre di fatto quando il procedimento, che prevede condizioni di quel tipo, viene portato a conclusione positiva. Così, rifacendoci al precedente esempio, se il procedimento è riuscito a procurare denaro, si è dovuto necessariamente semplificarlo, scegliendo solo alcune delle condizioni previste per ottenerlo. In conclusione, un procedimento con condizioni, considerato a posteriori, ossia, dopo che è stato ultimato conseguendo il fine che si proponeva, appare il più delle volte non ulteriormente semplificabile in relazione alle condizioni stesse, poichè la semplificazione delle eventuali condizioni sufficienti e non necessarie e` gia` avvenuta prima del completamento del procedimento stesso. 3. SEMPLIFICAZIONE DELLE COMUNICAZIONI. 3.1. La comunicazione. Una comunicazione e` la rappresentazione interpersonale, verbale o scritta, di una cosa, di uno stato di cose, di un fatto naturale o umano. La definizione richiede qualche commento. La comunicazione e` la rappresentazione di cose e fatti a beneficio di chi per vari motivi non ha potuto percepirli direttamente; e` anche l'interpretazione personale di cio` che e` o e` stato, poiche`, per quanto obbiettiva e fedele alla realta` si sforzi di essere, la comunicazione rispecchiera` inevitabilmente il punto di vista soggettivo del comunicante. In altri termini, la rappresentazione dell'esistente non potra` mai esserne la copia fotografica ed il riferimento a tale mezzo strumentale non e` nemmeno perfettamente calzante perche` anche la fotografia puo` essere scattata da angoli visuali diversi con diversi risultati prospettici. E` interpersonale perche` costituisce il mezzo di cui solitamente ci serviamo per portare a conoscenza degli altri le situazioni e gli eventi del mondo circostante e le vicende della nostra vita. La comunicazione e` verbale o scritta perchè abbisogna di essere espressa con un mezzo sensorio, la voce o dei simboli grafici, accessibile all'udito dell'ascoltatore o alla vista del lettore. In ambedue i casi, le parole parlate o scritte adoperate nella comunicazione possono risultare improprie o ambigue, inducendo in errore il ricevente; ma anche i termini piu` comunemente usati non hanno mai lo stesso significato univoco per coloro ai quali essi sono diretti, ma ricevono quasi sempre una interpretazione personale e soggettiva, spesso diversa dall'uno all'altro interlocutore e quasi mai identica al significato originario attribuito ad essi dal comunicante. La comunicazione dovrebbe essere, infine, completa e a tale scopo dovrebbe obbedire alla cosiddetta regola giornalistica delle cinque W, ossia, informare almeno sul:
Le risposte date alle cinque W costituiscono il contenuto essenziale della comunicazione, mentre tutte le altre notizie che si ritiene opportuno fornire all'interlocutore ne rappresentano il contenuto accidentale, accessorio. In pratica, anche il contenuto della comunicazione risente della scelta soggettiva delle informazioni e puo` trascurare notizie piu` essenziali, soffermandosi su particolari di minore interesse. Pertanto, per tutte le considerazioni espresse innanzi, una comunicazione non potra` mai essere la rappresentazione fedele della realtà; e questo a causa del carattere eminentemente soggettivo che riveste il messaggio, sia all'atto della sua redazione da parte del comunicante che della sua ricezione da parte degli altri riceventi. 3.2. Semplificazione della comunicazione. Anche una comunicazione può essere semplificata, agendo sia sull'aspetto formale, sia su quello sostanziale. La semplificazione formale verte sulle parole parlate o scritte del testo e consiste nella riduzione del numero dei termini usati ed nella loro eventuale sostituzione con altri più comuni e di non ambiguo significato. La comunicazione cosi` semplificata consegue il duplice fine di rendere il testo piu` breve e di ridurre i margini di interpretazione soggettiva da parte del ricevente. La semplificazione sostanziale riguarda invece il contenuto stesso della comunicazione e risulta un'operazione piu` delicata, dovendosi operare una attenta selezione tra le notizie essenziali e quelle accessorie, con la successiva eliminazione di queste ultime. Comunque, e` bene evidenziare che la semplificazione di una comunicazione e` anch'essa un'operazione del tutto soggettiva, sia dal lato formale che da quello sostanziale: risulta, infatti, personale la scelta dei termini da sostituire e quella delle parole usate al loro posto e altrettanto personale e` la valutazione della accessorieta` delle informazioni da eliminare, nonche` della essenzialita` di quelle che si pongono al loro posto. Donde, una comunicazione semplificata non sempre viene ritenuta tale da tutti e accade talvolta che un testo che si intendeva semplificare riesca meno comprensibile o meno completo ed informativo della comunicazione originaria. 4. SEMPLIFICAZIONE DELLE DOMANDE E DELLE RISPOSTE. La domanda e` una richiesta di qualcosa rivolta ad altri. Il qualcosa che si richiede puo` essere un oggetto materiale, un dato
comportamento o la conoscenza di cio` che non si sa. "mi dai quel libro?"; La risposta che si attende da ciascun tipo di domanda e`, nel primo caso, che l'interlocutore prenda il libro e me lo dia; nel secondo caso, che apra la finestra e, nel terzo, che mi racconti come si e` svolto l'esame. Quindi, soltanto alle domande per conoscere segue come risposta una comunicazione, mentre a quelle per ottenere si risponde solitamente con una semplice azione. Una domanda per essere efficace, cioe`, per essere ben compresa da coloro ai quali e` rivolta, deve indicare chiaramente ed inequivocabilmente l'oggetto della richiesta; percio`, semplificare una domanda vuol dire soltanto cercare di renderla quanto piu` chiara e` possibile, adoperando pochi termini, precisi e di certa ed univoca interpretazione da parte dell'interlocutore. Per semplificare una domanda basta, pertanto, eliminare le parole superflue e sostituire quelle di significato ambiguo o poco chiaro. Per quanto riguarda invece la semplificazione delle risposte, ci si trova di nuovo nell'ambito delle comunicazioni, per cui si rinvia a quanto gia` detto precedentemente in proposito. 5. SEMPLIFICAZIONE DEGLI ORDINI. Un ordine e` un comportamento che si ritiene di avere l'autorita` di imporre agli altri. Mentre la risposta ad una domanda e` sempre subordinata al libero assenso dell'interrogato, l'esecuzione di un ordine e` un atto dovuto da parte del comandato, il quale deve ottemperarvi anche contro la sua volonta`. Al fine di assicurare l'esecuzione di un ordine occorrono dunque due condizioni: -che il comandato riconosca l'autorità indiscussa di chi lo ha impartito; La semplificazione di un ordine mira appunto a raggiungere i due obiettivi: - da una parte, facendo un breve e chiaro riferimento all'autorità di cui
l'autore dell'ordine è legittimamente investito, se tale autorità può
apparire dubbia e quindi non accettata; Ancora una volta si deve evidenziare che anche la semplificazione di un ordine e` un'operazione di carattere soggettivo che non sempre consegue lo scopo di rendere l'ordine effettivamente piu` semplice e comprensibile per l'esecutore, facendogli riconoscere, altresi`, l'autorita` di chi lo ha impartito. 6. SEMPLICITA' DI UNA TEORIA SCIENTIFICA. 6.1. La teoria scientifica. In generale, una teoria scientifica e` un' ipotesi formulata per spiegare: - le proprieta` caratteristiche di uno o piu` fenomeni dell'universo, ove per fenomeno si intende qualunque evento ed aspetto fisico o psichico del mondo e degli esseri viventi. Ne sono alcuni esempi la teoria della sfericita` della terra; la teoria tolemaica o copernicana sulla posizione della terra nell'universo stellare; le varie teorie che si sono succedute sulla natura della luce; la teoria virale dei tumori; la teoria della relativita` di Einstein. - la causa o le cause di uno o piu` fenomeni; in questa ipotesi, viene denominata causa il fenomeno che si verifica costantemente prima di un altro fenomeno, a sua volta denominato effetto del primo, con l'esclusione del caso di una coincidenza occasionale tra i due fenomeni e del caso in cui ambedue i fenomeni siano effetto di un terzo fenomeno che è la causa unica di tutti e due. Il supporto di tutte le teorie e` sempre l'osservazione. Cosi`, anche la eventuale sussistenza di un vincolo di causa-effetto tra ciascun componente di un insieme di fenomeni simili e ciascun componente di un altro insieme di fenomeni, eguali fra loro ma differenti dai primi, viene rilevata con ripetute osservazioni. Ma le osservazioni, nonostante abbiano rilevato sempre le stesse proprieta`
del fenomeno, oppure abbiano confermato costantemente il collegamento tra le due
classi di fenomeni, per quanto numerose esse siano, non possono mai portare alla
certezza assoluta delle proprieta` o del vincolo fino allora accertati. Tuttavia, la numerosa serie di osservazioni positive gia` disponibili e` sufficiente per poter formulare l'ipotesi provvisoria che il fenomeno abbia quelle proprieta` o che tra i due insiemi di fenomeni esista un legame di causa-effetto: l'ipotesi e` provvisoria, perche` essa sara` valida temporaneamente fino a quando non verra` fuori un'osservazione contraria. Una teoria scientifica e`, dunque, un'ipotesi provvisoria di legge universale che descrive o regola il verificarsi di determinati fenomeni, indicando le eventuali condizioni necessarie alla loro realizzazione. Quest'ultima nuova definizione di una teoria scientifica integra quella data in precedenza, introducendo il concetto di legge universale, talvolta subordinata al verificarsi di determinate condizioni. Una legge universale e` una proposizione dichiarativa che attribuisce lo
stesso predicato a tutti i membri di una data classe omogenea di entita`. Le eventuali condizioni di una legge universale sono le situazioni di fatto che debbono realizzarsi affinche` la legge risulti valida. Tali situazioni di fatto sono ovviamente variabili (come la temperatura nell'esempio dell'ebollizione dell'acqua), ma solo determinati valori di queste variabili risultano idonei a convalidare la legge (la temperatura di 100 gradi dell'esempio). 6.2. La ricerca delle variabili di una teoria. Per la formulazione di una teoria occorre, quindi, osservare
anzitutto se nei fenomeni studiati esistano delle costanti regolarita` relative
sia a proprieta` degli stessi, sia al rapporto intercorrente con altri fenomeni. Prendiamo un esempio dalla ricerca medica. Si conosce gia` che il batterio X e` la causa del morbo Y, ma sono ancora
ignote le condizioni che accompagnano la sua diffusione. -le punte piu` alte di morbilita` si sono verificate durante i mesi piu`
caldi della stagione estiva con temperature medie superiori ai 30 gradi
centigradi; Le osservazioni di cui innanzi fanno desumere che una condizione sufficiente per l'attecchimento e la diffusione del morbo debba essere innanzi tutto una temperatura ambientale superiore ai 30 gradi, temperatura alla quale il batterio evidentemente assume una sufficiente virulenza. L'esistenza della variabile appare corroborata da diverse circostanze tutte convergenti: - il morbo si e` diffuso maggiormente nella stagione estiva e nei paesi
tropicali con almeno quella temperatura media; Ma la variabile della temperatura non e` l'unica condizione; alcuni elementi dell'indagine fanno sospettare l'esistenza di una seconda condizione: si tratta precisamente delle epidemie del morbo verificatesi esclusivamente in paesi tropicali, nonche` della piu` alta morbilita` riscontrata sempre in queste stesse zone anche nei mesi invernali. Tali indizi portano a prendere in considerazione la situazione
socio-economica delle popolazioni che abitano in quei luoghi, la quale risulta
caratterizzata da estrema diffusa poverta`, accompagnata da scarse abitudini
igieniche. La ricerca si conclude quindi accertando che esistono almeno due condizioni, ambedue sufficienti e non necessarie, che influiscono sulla maggiore diffusione della malattia: 1) una temperatura ambientale media superiore ai 30 gradi centigradi; Il che consente di formulare la teoria che il batterio X risulta piu`
virulento e diffonde maggiormente il morbo Y se la temperatura media ambientale
e` superiore ai 30 gradi e/o se l'igiene generale e` carente.
E' necessario, pertanto, seguire un metodo razionale di ricerca in base al quale sia possibile accertare tutte le condizioni a cui è sottoposta la validità di una data teoria. Come si vede dall'esempio innanzi citato, la ricerca deve stabilire innanzi
tutto se l'accadimento del fenomeno studiato, sia esso un fenomeno di cui si
vogliono conoscere le proprietà, sia esso l'effetto di una data presunta causa,
si accompagni al verificarsi di determinate circostanze di fatto e se la
compresenza fenomeno-circostanze sia costante, o discontinua, o soltanto
sporadica. 1)- se il fenomeno si verifica sempre e soltanto in presenza di una data circostanza, ciò significa che quella circostanza rappresenta l'unica condizione necessaria e sufficiente, a cui è soggetta la sua realizzazione; 2)- se il fenomeno accade costantemente con la compresenza di due o più circostanze e mai con una sola o con parte di esse, le condizioni risultano tutte necessarie ma non sufficienti, nel senso che il verificarsi di solo alcune di esse non basta affinchè il fenomeno si realizzi, ma occorre che si verifichino tutte; 3)- se il fenomeno si realizza a volte sì e a volte no in concomitanza delle
circostanze note, ciò vuol dire che esse non costituiscono le sole condizioni
necessarie e non sufficienti al verificarsi del fenomeno, ma che questo
abbisogna anche del concorso di altre condizioni ancora ignote, pur'esse
necessarie e non sufficienti. 4)- se il fenomeno si realizza indifferentemente al verificarsi di una qualsiasi di una serie finita di circostanze (a, b, c, ...z), ciò sta a significare che ciascuna di dette circostanze costituisce una condizione sufficiente ma non necessaria al realizzarsi del fenomeno; in altri termini, si tratta di condizioni alternative e il verificarsi di una qualunque di esse è sufficiente per fare accadere il fenomeno; 5)- se il fenomeno si verifica raramente, ciò si spiega col fatto che occorre il concorso di condizioni necessarie e non sufficienti, tanto numerose da rendere poco probabile e quindi raro quel loro verificarsi insieme, che è necessario per l'accadimento del fenomeno. I primi due casi non danno alcun problema: una volta accertata la costante compresenza dell'unica condizione o delle più condizioni, si è certi che il fenomeno si realizza sempre con il concorso di quelle condizioni e che non ve ne sono altre, oltre quelle. Il caso 3) ricorre più frequentemente ed è quello che segna l'inizio di un'ulteriore laboriosa ricerca delle condizioni ancora sconosciute, nella quale hanno un peso determinante la capacità di osservazione, l'acume speculativo e la fortuna del ricercatore. Se la variabile ignota è una sola, la certezza di averla scoperta è data dal fatto che con la sua presenza il fenomeno si realizza sempre, mentre non si realizza mai con la sua assenza. Se le variabili sono due o più, l'unico modo di individuarle è quello di accertare, in base a ripetute osservazioni, quali circostanze di fatto accompagnano sempre il verificarsi del fenomeno, provando a contrariis che con la loro mancanza, totale o parziale, il fenomeno non accade mai. Allora, le circostanze costantemente presenti costituiscono le condizioni necessarie e non sufficienti per la realizzazione del fenomeno. Il caso 5) è la versione peggiorativa del caso 3), in quanto le variabili sconosciute sono molto numerose, ma la situazione sostanzialmente non cambia. Un caso a parte è rappresentato dal 4), poichè esso può avere delle conseguenze utili. Infatti, poichè di ogni condizione è possibile che esista l'alternativa, talvolta può riuscire vantaggioso sostituire la condizione con cui il fenomeno si è verificato, con una sua alternativa. Donde, è sempre opportuno cercare di individuare le eventuali alternative di una data condizione. 6.3. Semplificazione di una teoria. Considerati gli elementi che costituiscono una teoria, ossia, l'enunciato della proposizione universale che esprime la legge e l'indicazione delle variabili fattuali che ne condizionano la validità, la sua eventuale semplificazione può essere operata solo sulle predette componenti. Per la semplificazione dell'enunciato della legge, ci si deve riferire alla semplificazione di una comunicazione di cui si è detto avanti, limitando le notizie fornite a quelle essenziali ed adoperando per comunicarle termini chiari di preciso ed inequivocabile significato, nonchè di comune e facile comprensione per tutti. Se invece, come spesso accade, la legge è espressa con una precisa formula matematica, non è possibile apportarvi alcuna semplificazione salvo, se del caso, quella solo formale consentita dalle regole matematiche; ma si tratterebbe allora di trasformare una formula in un'altra ad essa equivalente e non certamente di semplificare sostanzialmente la formula stessa. Per quanto riguarda le variabili, la riduzione del loro numero è possibile soltanto se le condizioni sono tutte sufficienti e non necessarie, cioè alternative; in tal caso, la semplificazione va effettuata selezionando solo una o alcune delle condizioni indicate. Nessuna ulteriore semplificazione può ovviamente essere apportata ad una teoria con un'unica condizione necessaria e sufficiente o con più condizioni necessarie e non sufficienti, essendo esse indispensabili alla sua validità. Infine, anche l'applicazione del metodo razionale di ricerca delle variabili di una teoria, innanzi illustrato, può essere considerata una sorta di semplificazione della teoria. Infatti, procedendo a tentoni e senza alcun ordine e criterio, si allungano indefinitamente i tempi della ricerca e non si raggiunge facilmente la certezza di avere individuato tutte le condizioni ricorrenti nella realizzazione del fenomeno, con l'ulteriore conseguenza di lasciare più a lungo in sospeso la validità o meno della teoria stessa. 6.4. Maggiore semplicità di una teoria rispetto ad altre. Se la semplificazione di una teoria può sembrare in definitiva un'operazione alquanto banale ed irrilevante, molto più interessante appare, invece, il problema della maggiore semplicità di una teoria rispetto ad altre che cercano di spiegare diversamente lo stesso fenomeno. Il caso ricorre allorchè circa la natura o le cause di un fenomeno sono
state avanzate più teorie, differenti tra loro, ma tutte convalidate dalle
osservazioni e dalle esperimentazioni fin'allora effettuate. A questo punto si potrebbe chiedere perchè ci sia questa necessità di scegliere la teoria più semplice. La motivazione della prefererenza per la maggiore semplicità è duplice, di ordine psicologico e di ordine pratico: -dal punto di vista psicologico, si deve dire in generale che l'essere umano
è naturalmente incline alla semplicità, in quanto le cose semplici sono anche
le più facili da apprendere e da ricordare; che, in particolare, vi è
nell'uomo il convincimento inconscio, ma profondamente radicato, che anche
l'universo debba essere retto da leggi semplici, piuttosto che da regole
complicate ed astruse; Motivata la preferenza, va notato che la semplicità di una teoria deve essere valutata in relazione sia alla formulazione della legge generale che essa esprime, sia al numero ed al tipo delle variabili che ne condizionano la validità. Per quanto riguarda la legge enunciata il problema della sua maggiore o
minore semplicità si pone soltanto se essa è articolata in termini
quantitativi con una formula matematica più o meno complessa. In rapporto al numero delle condizioni, devesi ritenere più semplice la teoria che prevede meno condizioni di un'altra, così che una teoria priva di condizioni è più semplice di quelle che ne hanno e una teoria con almeno n-1 variabili è più semplice di una con n variabili. In rapporto al tipo della variabile, una teoria con una condizione necessaria e sufficiente è più semplice di quella con più condizioni necessarie e non sufficienti, in quanto per la validità della prima basta il verificarsi di quella sola condizione necessaria e sufficiente, mentre per la validità della seconda occorre sempre il concorso di tutte le condizioni necessarie e non sufficienti. Inoltre, una teoria con una condizione necessaria e sufficiente deve ritenersi più semplice anche della teoria con condizioni sufficienti e non necessarie poichè la validità della prima è condizionata dal verificarsi di una ben determinata condizione e di quella soltanto; la seconda invece può essere convalidata anche dal verificarsi alternativo di una delle altre condizioni sufficienti e non necessarie, che non sempre risultano tutte note e richiedono pertanto un ulteriore impegno di ricerca ad hoc. D'altra parte, una teoria con condizioni sufficienti e non necessarie è più semplice di quella con condizioni necessarie e non sufficienti, poichè la prima è convalidata dal realizzarsi di una sola qualsiasi delle più condizioni sufficienti e non necessarie disponibili; la seconda, invece, abbisogna sempre del verificarsi di tutte le condizioni necessarie e non sufficienti. Riepilogando, ponendo i simboli: T = teoria >> = è più semplice di e gli indici: n = numero delle condizioni NS = condizione necessaria e sufficiente N-S = condizione necessaria e non sufficiente S-N = condizione sufficiente e non necessaria possiamo tracciare uno schema della semplicità decrescente di più teorie che, per quanto riguarda il numero delle condizioni, è il seguente: T >> Tn-1 >> Tn "Una teoria priva di condizioni è pià semplice di una teoria con n-1 condizioni, la quale a sua volta è più semplice di una teoria con n condizioni"; e, per quanto riguarda il tipo di condizione, è: TNS >> TS-N >> TN-S "Una teoria con una condizione necessaria e sufficiente è più semplice di una teoria con più condizioni sufficienti e non necessarie, la quale a sua volta è più semplice di una teoria con più condizioni necessarie e non sufficienti". 7. LA SEMPLIFICAZIONE DELLE APPROSSIMAZIONI SUCCESSIVE NELL'ELABORAZIONE DI UNA TEORIA. Se l'accadimento dei fenomeni sotto osservazione risulta condizionato da più variabili note, l'elaborazione della teoria che concerne i fenomeni stessi può essere semplificata seguendo il metodo delle approssimazioni successive. Il procedimento consiste nell'accertare le leggi che regolano i fenomeni in esame, partendo inizialmente dall'ipotesi più semplice che la teoria sia sottoposta all'azione di una sola variabile e nello stabilire successivamente le modifiche che occorre apportare a quelle leggi, man mano che si prendono in considerazione, una alla volta, le altre variabili. Il metodo consente, quindi, attraverso approssimazioni successive, di passare gradualmente da una situazione semplificata puramente immaginaria ad altre sempre più complesse e prossime alla realtà, fino alla fase finale in cui la teoria viene esaminata nella sua effettiva consistenza. Un'applicazione del metodo delle approssimazioni successive si può trarla dalla scienza economica, allorchè tratta della teoria del commercio internazionale. Come si intuisce facilmente, tale teoria deve tener conto di numerose variabili, fra le quali si possono indicare: -i paesi interessati allo scambio commerciale; La teoria semplifica inizialmente questo quadro complesso, prendendo in considerazione lo scambio di due soli prodotti fra due soli paesi e trascurando l'incidenza delle altre variabili. Una volta stabilita la legge che regola lo scambio commerciale in questa prima ipotesi semplificata, la teoria passa a prendere in considerazione prima la variabile delle spese di trasporto, poi quella dei dazi e infine quella dei cambi, studiando quali eventuali modifiche esse comportino alla regola già fissata. In ultimo, alla luce dei risultati raggiunti, la teoria esamina il caso concreto dello scambio di più prodotti tra più paesi, dettando le regole definitive dell'interscambio commerciale internazionale. Come può evincersi anche da questa sommaria esposizione, il metodo delle approssimazioni successive riesce ad elaborare una teoria condizionata da numerose variabili, riducendo le difficoltà connesse alla loro contemporanea azione, mercè l'esame separato dell'influenza esercitata da ciascuna di esse. In verità, non è che si sia in tal modo semplificata la teoria, ma si è semplificato soltanto il metodo per giungere più facilmente alla sua configurazione definitiva; il che, comunque, non è certo cosa da poco conto! In un certo senso, anche il procedimento della ricerca scientifica si attiene
necessariamente al metodo delle approssimazioni successive, sia pure seguendolo
a ritroso. -se si accerta che il fenomeno-effetto si realizza sempre e comunque, una volta che si è verificato soltanto il fenomeno-causa, allora è evidente che il vincolo causa-effetto non è soggetto a nessuna condizione; -se si osserva che, dopo il verificarsi del fenomeno-causa, l'effetto si produce solo in presenza di una data circostanza e mai senza di essa, tale circostanza costituisce l'unica condizione necessaria e sufficiente alla realizzazione dell'effetto; -se l'effetto si verifica soltanto con il concorso di due o più circostanze e mai in assenza totale o parziale di esse, queste circostanze rappresentano tutte condizioni necessarie e non sufficienti al verificarsi dell'effetto; -se l'effetto accade indifferentemente in presenza ora di una, ora di un'altra circostanza, ciò significa che esse sono condizioni alternative, cioè, sufficienti e non necessarie. 8. CONCLUSIONIDalla presente trattazione intesa a fornire i primi elementi di una teoria della semplificazione sono emersi i concetti di semplicità materiale e concettuale e quelli della semplicità dei procedimenti materiali e concettuali, in relazione a cui si è esaminata l'operazione del semplificare. Semplicità e semplificazione sono state poi rapportate alla comunicazione, alla domanda e all'ordine, quali tipiche figure dello scambio interpersonale degli uomini. Si sono, infine, considerate la semplicità e la semplificazione di una
teoria, focalizzando subito l'attenzione sul confronto fra più teorie diverse
avanzate per spiegare gli stessi fenomeni e sulla preferenza da accordare alla
più semplice di esse, argomento che è stato molto dibattuto tra i filosofi
della scienza, ma sinora senza apprezzabili esiti. In ultimo, si è applicato il metodo delle approssimazioni successive per semplificare la fase di elaborazione di una teoria soggetta all'influenza di variabili già note, concludendo con l'esame speculare del procedimento della ricerca scientifica che vuole, invece, scoprire eventuali condizioni ancora ignote, per tentare poi di formulare un'ipotesi della legge universale che regola i fenomeni allo studio.
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