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III) Amministrare la società dell'informazione
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L'informazione da autenticare |
La firma che autentica |
Vedremo rapidamente in successivi capitoli come funziona in concreto la fima elettronica, ma possiamo già ora trarre una conclusione importante.
I processi di creazione, gestione, trasmissione, utilizzo ed archiviazione dei documenti elettronici sono del tutto diversi da quelli necessari per il documento cartaceo.
Ciò significa che, di regola, il passaggio al documento elettronico presuppone il ridisegno dei processi delle organizzazioni che utilizzano documenti e la profonda integrazione dei processi con i sistemi informatici e telematici idonei a gestire i dati elettronici.
Questi cambiamenti rappresenteranno dunque un salto culturale e tecnologico che cambierà profondamente la storia e la vita dell'uomo.
La differenza rispetto al passato è data dal fatto che la velocità dei cambiamenti ha raggiunto un punto tale da poter essere colta dalle generazioni nel corso della loro vita.
Non è mai stato così prima, e dovrebbe esserlo molto di più per le generazioni future.
Nel
linguaggio umano l'uomo esprime concetti indicandoli con un nome.
Se io dico "mela" mi riferisco chiaramente ad una tipologia o classe di oggetti che ha determinate proprietà, sufficienti a distinguerla da altre classi di oggetti, ad esempio da quella chiamata "pera".
Se poi mi riferisco ad una ben determinata mela, questa avrà delle proprietà ben precise, ad esempio colore giallo.
Abbiamo visto come una caratteristica della società dell'informazione sarà l'immediata disponibilità di ogni dato che ci serve, grazie alla connessione globale e a dei linguaggi standard condivisi.
Ammettiamo che a me serva sapere, ad esempio, quanti grammi di proteine vi sono in 100 grammi di mela. Sicuramente sono pubblicati su Internet moltissimi documenti che contengono questa informazione, ma con i meccanismi attuali di ricerca può essere difficile e lungo ottenere il dato desiderato, e si è costretti a visionare risposte relative all'Hotel "Santa Lucia del Mela", alla mela di Adamo ed Eva, a vari Signor Mela, o citazioni letterarie che ne contengono il termine.
Gli esseri umani comprendono il contesto entro il quale si usa il nome "mela", ma non le macchine e i motori di ricerca.
La diffusione dei database è dovuta principalmente al fatto che questi definiscono i dati entro determinati campi, dando loro una struttura comprensibile dalle applicazioni.
Ma nella società dell'informazione questo non basta. Se io pubblico dei dati interessanti e inediti sulle proprietà delle mele, voglio che siano disponibili immediatamente a chiunque li cerchi. E soprattutto se io vendo un prodotto con caratteristiche che ritengo interessanti per una classe di persone, voglio che sia trovato da coloro che cercano quella data tipologia di beni economici.
Nella società connessa, l'uomo deve poter "parlare" alla rete, soprattutto quando intende inserire informazioni rilevanti.
Per far questo deve utilizzare un linguaggio che sia universale e comprensibile non solo dall'uomo, ma anche dalle "macchine", cioè dai programmi che sulla rete girano (motori di ricerca, ma non solo).
Questo linguaggio standard è l'XML, che vedremo meglio nei prossimi capitoli, parlando del formato della segnatura del protocollo.
Si tratta di un linguaggio per marcatori, che consente di dare un significato ai dati semplicemente marcandoli con dei segni universalmente accettati.
Ad esempio in XML la nostra mela potrebbe essere marcata in questo modo:
<frutto> <nome>mela</nome> </frutto>
mentre il signor Mela sarà marcato in quest'altro:
<persona> <cognome>Mela</cognome> </persona>
Grazie alle tacche o marcatori ("tag"), e ad eventuali attributi che possono contenere, io posso chiedere ed ottenere i dati sul frutto chiamato mela, e non avrò il disturbo di quelli sulla persona o sull'hotel, e nemmeno dei numerosi dati ulteriori che possono coesistere nei documenti che contengono l'informazione che desidero.
Vediamo come può essere parte di un simile documento XML:
<frutto>
<nome>mela</nome>
<ComposizioneChimica>
<Acqua Unità="g/100g">85,6</Acqua>
<Proteine Unità="g/100g">0,2</Proteine>
<Lipidi Unità="g/100g">0,3</Lipidi>
</ComposizioneChimica>
</frutto>
Si capisce come "la rete" potrà facilmente trovare il frutto dal nome mela, la sua composizione chimica, ed entro questa la quantità di proteine.
Io posso utilizzare dei marcatori personali, decisi da me e non comunicati a nessun altro, oppure posso utilizzare marcatori definiti entro un DTD (iniziali di Document Type Definition, un documento che definisce i marcatori), che potrà dare all'agente (programma) che dovrà trattare le informazioni tutti i significati utili al processo di elaborazione.
L'XML è un linguaggio semplice ed intuitivo, in quanto pensato per essere compreso facilmente sia degli uomini che dalle macchine.
La connessione globale in standard web con le informazioni strutturate in XML consentirà di realizzare pienamente il presupposto della società dell'informazione: l'immediata disponibilità di ogni dato a cui si è autorizzati ad accedere in tempo reale rispetto alla sua formazione, sia questo grezzo o il risultato di una serie di elaborazioni eseguite da applicazioni in grado di stabilire il significato delle informazioni ricevute.
Il possesso e l'efficace utilizzo dell'informazione è la base di ogni potere ed è anche il presupposto per ogni responsabilità, che implica la cognizione delle conseguenze legate all'utilizzo del proprio potere.
Si potrebbe pensare che il potere
dipenda dalla forza
(fisica, militare, economica). Ma in ultima analisi il potere della forza è secondario e dipendente
da quello della conoscenza.
Per questo l'Homo Sapiens ha potuto fare estinguere la più massiccia e forte specie dell'Homo di Neandertal (nella foto) e può facilmente rinchiudere i possenti leoni in uno zoo.
Anche la forza economica e militare si costruisce grazie al controllo dell'informazione.
Tanto più disponibili sono le informazioni, tanto più distribuito sarà il potere. Seguendo questa regola, nella storia si passa dal potere quasi assoluto dei Faraoni ed imperatori delle antiche civiltà, alle aristocrazie nobiliari, alla borghesia produttiva, fino alla più diffusa distribuzione che si ha nelle democrazie moderne.
La disponibilità delle informazioni dipende da due fattori principali.
Il primo è il "supporto" su cui sono
immagazzinate.
Tanto più questo è duraturo e facilmente riproducibile, tanto maggiore
sarà la disponibilità delle informazioni.
Nella storia dell'umanità, si è passati dall'uso della semplice e labile
memoria umana, alla più stabile e permanente scrittura su supporti via via
sempre più stabili e riproducibili. Oggi si passa ai supporti di tipo
informatico (magnetici e ottici), sui quali è possibile riprodurre l'intera enciclopedia
Treccani nel giro di minuti o addirittura di secondi.
Il secondo è il modo in cui le informazioni vengono trasmesse.
Tanto più la trasmissione è rapida, diffusa e personalizzata, tanto
maggiore sarà la disponibilità delle informazioni.
Si è passati dalla trasmissione orale, a quella attraverso manoscritti, a
quella più moderna seguita all'invenzione della stampa.
In questo secolo abbiamo avuto la trasmissione analogica prima (onde: televisione e
telefono tradizionale), rapida e diffusa, ma scarsamente personalizzabile, e
quella digitale o telematica poi, che introduce un salto di
qualità sia nella velocità della trasmissione (recupero di ogni
informazione in tempo reale),
sia nella sua capillarità (ogni individuo potrà facilmente accedervi), sia
nella personalizzazione (ognuno potrà avere esattamente le informazioni di
cui ha bisogno).
Con la maggiore disponibilità delle informazioni che deriva dallo sviluppo delle nuove tecnologie, aumenterà il potere e la cultura dei cittadini, che potranno esercitarlo nei modi più vari, sia come consumatori che come detentori dei diritti politici.
Le imprese, ma anche la Pubblica Amministrazione, tenderanno in misura crescente ad adottare funzionalità cosiddette "customer-oriented", orientate al cliente (o all'utente).
Ma il passaggio dalla gestione cartacea delle informazioni a quella telematica, creerà cambiamenti strutturali in tutti gli aspetti della vita sociale.
Il mondo sta correndo a grandi passi verso un profondo cambiamento,
che viene comunemente designato con il termine "società
dell'Informazione".
Noi oggi sappiamo che nei prossimi dieci anni vi saranno cambiamenti nella struttura economica e sociale del mondo, non minori rispetto a quelli che si sono verificati nell'intero secolo che ci lasciamo alle spalle.
Può sembrare un'affermazione azzardata, ma vi sono fatti e cifre a sostenerla, e tutte le previsioni dei cosiddetti "esperti" sono concordi.
Il solo commercio elettronico cambierà "il modo in
cui lavoriamo, acquistiamo, ci informiamo, facciamo affari".
In pochi anni, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, gran parte del commercio elettronico cosiddetto "business-to-business" (tra aziende) si è trasferito sulla rete telematica mondiale Internet.
Anche il commercio elettronico al dettaglio si sta diffondendo più gradualmente, ma interesserà quasi tutti i settori (a sinistra un grafico del 1998 con le previsioni della Forrester Research, uno dei più autorevoli Istituti di ricerca americani su questo settore).
Queste previsioni sono state state ampiemente superate dai dati reali.
Sempre secondo la Forrester Research, nel 2.002 la spesa per transazioni elettroniche nei soli Stati Uniti ha raggiunto la cifra di 1.411,3 miliardi di dollari ed entro il 2004 supererà i 3.000 miliardi di dollari e, a livello mondiale, passerà dai 2.230 miliardi di dollari del 2002, a 6.800 miliardi di dollari entro il 2004.
Di seguito le previsioni di crescita per Paese (dati espressi in miliardi di dollari USA):
| Paese | 2002 | 2004 |
% e-commerce (2004) |
| Stati Uniti | 1.411,3 | 3.189,0 | 47,0% |
| Regno Unito | 83,2 | 288,8 | 4,2% |
| Australia | 36,9 | 207,6 | 3,0% |
| Canada | 68,0 | 160,3 | 2,3% |
| Tot. Paesi Anglofoni | 1.599,4 | 3.845,7 | 56,6% |
| Giappone | 146,8 | 880,3 | 13,0% |
| Germania | 102,0 | 386,5 | 5,7% |
| Cina e asia | 63,6 | 356,2 | 5,2% |
| Francia | 49,1 | 206,4 | 3,0% |
| Corea | 39,3 | 205,7 | 3,0% |
| Italia | 33,8 | 142,4 | 2,1% |
| Messico | 15,9 | 107,0 | 1,6% |
| Olanda | 30,7 | 98,3 | 1,4% |
| America Latina | 13,7 | 81,8 | 1,2% |
| Altri Paesi | 133,9 | 479,5 | 7,0% |
| Totale paesi non anglofoni | 628,8 | 2.944,1 | 43,4% |
| TOTALE | 2228,2 | 6789,8 | 100,0% |
L'Europa ed il resto del mondo in generale sono ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti nella diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione.
Questo divario si sta riducendo gradualmente, soprattutto se le politiche e le legislazioni degli Stati Europei saranno coerenti con questo obiettivo.

Più in generale è prevista una crescita notevole per i paesi non anglofoni, a cominciare dal Giappone.
In Europa l'Italia passerebbe dai 33 miliardi di dollari del 2002 ad oltre 140 miliardi di dollari del 2004, accentuando però il proprio ritardo su paesi come la Germania (che si avvicinerà ai 400 miliardi di dollari) e la Francia (che supererà i 200 miliardi di dollari).
Il rapporto di ottobre 2002 del Comitato eBusiness dell'IPI, Istituto per la Promozione Industriale, "nello scenario europeo l'Italia si pone in settima posizione in una graduatoria stilata dall'Ice che prende in esame i volumi dei ricavi derivanti dall'e-commerce B2B del 2000".

Fonte: Elaborazione Ipi su dati Ice
"In termini di volume di ricavi da e-commerce B2B (grafico in alto), il peso del nostro paese (5%) si discosta significativamente dal 27% della Germania e del Regno Unito e dal 10% della Francia e l'Italia è preceduta dai Paesi Bassi (7%), dalla Svezia (7%) e Finlandia (6%)."
Fonte: Elaborazione Ipi su dati Ice
Dai dati di previsione risulta per l'Italia "un tendenziale allontanamento dalla media europea con un conseguente allargamento del divario tecnologico esistente".
Il ritardo dell'Italia è confermato anche da altri indicatori, quali:
la % di uso del computer nelle imprese (Italia 86%, contro una media europea del 92%)
Accesso al web delle imprese (Italia 66% contro una media europea del 68%)
Presenza delle imprese del web con un sito proprio (Italia 9% contro una media europea del 46%)
Le imprese Europee con un sito web (Elaborazioni IPI su dati Eurostat)
Imprese che fanno acquisti sul web (Italia 10% contro una media Europea del 26%)

Le imprese Europee con un fanno acquisti via web (Elaborazioni IPI su dati
Eurostat)
Imprese che vendono via web (Italia 3% contro una media Europea del 18%)

Le imprese Europee con un vendono via web (Elaborazioni IPI su dati Eurostat)
Infine secondo una previsione dell’Ice (Suvey 2001 – eMarketplaces in Italia, e ruolo degli eMarketplaces nel commercio internazionale), "i ricavi generati dall’ e-commerce B2B in Italia avranno un incremento di ben oltre il 100% annuo, raggiungendo i 28,2 miliardi di $ nel 2004.
Evoluzione dei ricavi B2B in Italia - Fonte: Elaborazione Ipi su dati Ice
Per quanto riguarda il commercio elettronico B2C (Business to Consumer), la posizione italiana è del tutto marginale ed anomala rispetto a Paesi quali gli Stati Uniti o il Giappone ed in Europa a paesi quali la Gran Bretagna o la Germania.
Secondo uno studio dell'OCSE relativo all'anno 2.000 (Business-to-Consumer E-Commerce Statistics Studi OCSE presentato a Berlino il 13-14 marzo 2001), il giro d'affari del commercio elettronico B2C nei principali paesi è il seguente:
| Paesi | Valore (anno 2.000) |
| Stati Uniti | 25.845 |
| Giappone | 7.644 |
| Germania | 1.199 |
| Francia | 345 |
| Italia | 194 |
| Gran Bretagna | 1.040 |
| Canada | 774 |
| TOTALE OCSE | 37.041 |


Fonte: Elaborazione Ipi di dati OCSE
Quanti sono gli utenti Internet? A questa domanda si può rispondere con delle stime che si possono effettuare in vari modi.
Un primo modo è quello di effettuare indagini statistiche a campione.
Un secondo modo è quello di contare il numero "host" (in sostanza computer connessi ad Internet).
Secondo una ricerca di eMarketer riportata dal Ministero per le Innovazioni e le Tecnologie, la popolazione mondiale di Internet si attesterà, entro il 2004, su 725 milioni di utenze. La distribuzione geografica prevista per il 2003 sarà così divisa: Europa 30,5%, Asia-Area Pacifico 32,5%, Nord America 28,7%, America Latina (incluso Messico) 8,3%.
La NUA pubblica una stima aggiornata degli utenti Internet in tutto il mondo, elaborando ricerche effettuate nei vari paesi, e rapportandola alla popolazione totale dello Stato considerato, in modo da poter fare confronti significativi. Nei dettagli per Stato pubblica la fonte e la data della ricerca.
Secondo la NUA gli utenti Internet in tutto il mondo (dati settembre 2002) sono 605.600.000.
Più del 90% di questi si trovano quasi equamente suddivisi in tre continenti: Europa, Asia (soprattutto Giappone, Australia, Cina e Corea) e America del Nord (USA e Canada).
E' evidente come il predominio USA della rete, almeno dal punto di vista del numero di persone connesse, è superato. Internet è diventato un fenomeno di massa mondiale, anche se permangono vaste aree del mondo in forte ritardo, come l'Africa, il Medio Oriente, l'America Latina ma anche varie parti dell'Asia.
| N | Area geografica | Numero | % |
| 1 | Europa | 190.910.000 | 31,52% |
| 2 | Asia e Pacifico | 187.240.000 | 30,92% |
| 3 | USA e Canada | 182.670.000 | 30,16% |
| 4 | America Latina | 33.350.000 | 5,51% |
| 5 | Africa | 6.310.000 | 1,04% |
| 6 | Medio Oriente | 5.120.000 | 0,85% |
| TOTALE | 605.600.000 | 100,00% |
Tra i paesi Europei, in l'Italia vi sarebbero, ad Agosto 2001, oltre 19 milioni di persone che utilizzano Internet (circa un terzo della popolazione), in significativo recupero sul ritardo rispetto a paesi come l'Inghilterra, la Svezia, la Norvegia, l'Olanda e la Danimarca, che hanno (con dati aggiornati a metà 2002) più di metà della popolazione con connessione ad Internet.
Nella seguente tabella sono riassunti i dati dei principali paesi Europei.
| Paese | Data rilevamento |
Istituto
di Ricerca |
Utenti rilevati | % sulla pop. totale |
| Regno Unito | Settembre 2002 | Nielsen-Netratings | 34.300.000 | 57,24% |
| Svezia | Settembre 2002 | Nielsen-Netratings | 6.200.000 | 67,81% |
| Spagna | Maggio 2002 | AIMC | 7.890.000 | 19,69% |
| Norvegia | Luglio 2002 | Norsk Gallup | 2.680.000 | 59,2% |
| Olanda | Settembre 2002 | Nielsen NetRatings | 9.730.000 | 60,83% |
| Italia | Agosto 2001 | Nielsen NetRatings | 19.250.000 | 33,37% |
| Germania | Agosto 2002 | SevenOne Interactive | 32.100.000 | 38,91% |
| Francia | Maggio 2002 | Mediangles | 16.970.000 | 28,39% |
| Finlandia | Maggio 2002 | Taloustukimus Oy | 2.690.000 | 51,89% |
| Danimarca | Luglio 2002 | Nielsen NetRatings | 3.370.000 | 62,73% |
| Belgio | Agosto 2002 | Nielsen-Netratings | 3.760.000 | 36,72% |
| Austria | Giugno 2002 | Media Research | 3.700.000 | 45,20% |
| Irlanda | Settembre 2002 | Nielsen NetRatings | 1.310.000 | 33,72% |
| Russia | Dicembre 2001 | ROCIT | 18.000.000 | 12,42% |
| Svizzera | Giugno 2002 | Nielsen NetRatings | 3.850.000 | 52,70% |
E' anche possibile stimare le "dimensioni" di Internet contando tutti gli host (indirizzo IP attivi, con relativo nome di dominio. Per semplificare possiamo considerarli come singoli computer collegati, siano client o server). Sugli Host vengono ospitati i siti (server) e possono collegarsi uno o più utenti contemporaneamente (con un proxy) e spesso tanti utenti in tempi diversi, telefonando al loro fornitore di accesso.
E' spesso difficile paragonare i dati forniti, in quanto le ricerche sono fatte in tempi diversi, di cui bisogna tener conto, data la velocità con cui i dati si modificano.
Per quanto riguarda il numero degli Host, la NISC (Internet Software Consortium) (ex Net Wizard) fa un censimento il più possibile completo (ma sempre per difetto) ogni 6 mesi. Ecco il grafico dei dati raccolti fino a gennaio 2003, con la relativa tabella:

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I nodi (Host) su Internet da agosto 1981 a gennaio 2003 (ISC) |
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Data |
Host |
Data |
Host |
08/81 |
213 |
10/92 |
1.136.000 |
05/82 |
235 |
01/93 |
1.313.000 |
08/83 |
562 |
04/93 |
1.486.000 |
10/84 |
1.024 |
07/93 |
1.776.000 |
10/85 |
1.961 |
10/93 |
2.056.000 |
02/86 |
2.308 |
01/94 |
2.217.000 |
11/86 |
5.089 |
07/94 |
3.212.000 |
12/87 |
28.174 |
10/94 |
3.864.000 |
07/88 |
33.000 |
01/95 |
5.846.000 |
10/88 |
56.000 |
07/95 |
8.200.000 |
01/89 |
80.000 |
01/96 |
14.352.000 |
07/89 |
130.000 |
07/96 |
16.729.000 |
10/89 |
159.000 |
01/97 |
21.819.000 |
10/90 |
313.000 |
07/97 |
26.053.000 |
01/91 |
376.000 |
01/98 |
29.670.000 |
07/91 |
535.000 |
07/98 |
36.739.000 |
10/91 |
617.000 |
01/99 |
43.230.000 |
01/92 |
727.000 |
07/99 |
56.218.000 |
04/92 |
890.000 |
01/00 |
72.398.092 |
07/92 |
992.000 |
|
|
Anche i conteggi dei nodi su Internet segnalano un forte recupero dell'Italia. Ecco la tabella del numero degli host raggruppati per dominio di primo livello, comparando i dati ISC del gennaio 2000 con quelli del gennaio 2003.
| N | dom. | Significato | Numero Host 2003 | Numero Host 2000 | Modifica % |
| 1 | net | Network | 61.945.611 | 16.853.665 | 268% |
| 2 | com | Commerciali | 40.555.072 | 24.863.331 | 63% |
| 3 | jp | Giappone | 9.260.117 | 2.636.541 | 251% |
| 4 | edu | Università (USA) | 7.459.219 | 6.085.137 | 23% |
| 5 | it | Italia | 3.864.315 | 658.307 | 487% |
| 6 | ca | Canada | 2.993.982 | 1.669.664 | 79% |
| 7 | de | Germania | 2.891.407 | 1.702.486 | 70% |
| 8 | uk | Regno Unito | 2.583.753 | 1.901.812 | 36% |
| 9 | au | Australia | 2.564.339 | 1.090.468 | 135% |
| 10 | nl | Olanda | 2.415.286 | 820.944 | 194% |
| 11 | br | Brasile | 2.237.527 | 446.444 | 401% |
| 12 | tw | Taiwan | 2.170.233 | 597.036 | 264% |
| 13 | fr | Francia | 2.157.628 | 779.879 | 177% |
| 14 | mil | militari (USA) | 1.880.903 | 1.751.866 | 7% |
| 15 | us | Stati Uniti | 1.735.734 | 1.875.663 | -7% |
| 16 | es | Spagna | 1.694.691 | 415.641 | 308% |
| 17 | se | Svezia | 1.209.266 | 594.627 | 103% |
| 18 | dk | Danimarca | 1.154.053 | 336.928 | 243% |
| 19 | fi | Finlandia | 1.140.838 | 631.248 | 81% |
| 20 | org | Associazioni senza fini di lucro (USA) | 1.116.311 | 959.827 | 16% |
| 21 | mx | Messico | 1.107.795 | 404.873 | 174% |
| 22 | be | Belgio | 1.052.706 | 320.840 | 228% |
Come si vedei in soli due anni i domini .it sono quasi quintuplicati, e l'Italia è diventato il paese con il maggior numero di nodi su Internet (vedi grafico sottostante).

Numero di Host nei paesi europei: dati ISC 2003
| Numero di host febbraio 2003 |
% su Europa |
Per 1000 abitanti |
||
| 1 | Italia | 3.864.315 | 14,0 | 68,6 |
| 2 | Olanda | 3.336.422 | 12,1 | 207,9 |
| 3 | Gran Bretagna | 3.058.155 | 11,1 | 51,0 |
| 4 | Germania | 2.923.327 | 10,6 | 35,5 |
| 5 | Francia | 2.157.628 | 7,8 | 36,7 |
| 6 | Spagna | 1.694.601 | 6,1 | 41,2 |
| 7 | Finlandia | 1.220.062 | 4,4 | 234,9 |
| 8 | Svezia | 1.209.266 | 4,4 | 136,1 |
| 9 | Danimarca | 1.154.053 | 4,2 | 215,8 |
| 10 | Belgio | 1.052.706 | 3,8 | 102,6 |
| 11 | Polonia | 843.475 | 3,1 | 21,8 |
| 12 | Austria | 838.026 | 3,1 | 103,9 |
| 13 | Russia | 800.277 | 2,9 | 5,5 |
| 14 | Svizzera | 723.243 | 2,7 | 99,1 |
| 15 | Norvegia | 634.098 | 2,3 | 140,3 |
| 16 | Repubblica Ceca | 362.083 | 1,3 | 35,2 |
| 17 | Portogallo | 291.355 | 1,1 | 28,1 |
| 18 | Ungheria | 254.462 | 0,9 | 25,0 |
| 19 | Israele | 232.300 | 0,9 | 36,5 |
| 20 | Turchia | 220.895 | 0,8 | 3,3 |
| 21 | Grecia | 202.525 | 0,7 | 18,5 |
| 22 | Irlanda | 139.470 | 0,5 | 36,4 |
| 23 | Ucraina | 130.569 | 0,5 | 2,6 |
| 24 | Estonia | 109.643 | 0,4 | 80,2 |
| 25 | Romania | 91.670 | 0,3 | 4,1 |
| 26 | Islanda | 91.171 | 0,3 | 323,3 |
| 27 | Slovacchia | 88.784 | 0,3 | 16,5 |
| 28 | Emirati Arabi | 81.414 | 0,3 | 26,8 |
| 29 | Lituania | 54.605 | 0,2 | 15,2 |
| 30 | Croazia | 40.933 | 0,2 | 9,3 |
| 31 | Slovenia | 37.651 | 0,1 | 19,3 |
| 32 | Lettonia | 35.429 | 0,1 | 14,9 |
| 33 | Bulgaria | 32.986 | 0,1 | 4,1 |
| Unione Europea | 23.159.753 | 84,4 | 62,0 | |
| Europa | 27.568.091 | 39,3 |
Queste cifre ci dicono che, in pochissimi anni, il mondo si è trasformato, e, almeno nei paesi più avanzati, la maggior parte dei cittadini e delle aziende sono connessi in rete, dove possono effettuare un numero crescente di funzioni che prima avvenivano solo nei rapporti reali (non solo il dialogo e gli scambi culturali, ma anche le transazioni commerciali, lo scambio di servizi, il telelavoro, il lavoro di gruppo, ecc.).
Occorre anche avere chiaro che Internet sta cambiando, grazie a nuove tecnologie (larga banda, wireless) e a sempre più efficaci applicazioni web (in particolare con l'utilizzo dell'XML come formato standard per i dati e le smart card con la firma elettronica).
Grazie a questi cambiamenti il commercio in rete potrà diventare davvero di massa e molte funzioni della società dell'informazione saranno eseguite automaticamente da computer interoperanti in rete. Non ci vorrà molto, e per chi avrà gli occhi per guardare, le sorprese non mancheranno
Qualcuno si sarà chiesto cosa centra tutto ciò con il protocollo informatico.
In realtà è proprio con questi dati che è possibile comprendere sia le motivazioni che spingono la Pubblica Amministrazione ad avviare rapidamente una profonda trasformazione, sia la direzione che questa assumerà, sia infine la velocità che i cambiamenti dovrebbero avere.
Il protocollo informatico, insieme al documento elettronico con firma digitale, è la condizione preliminare per consentire alla Pubblica Amministrazione di stare al passo con i rapidi cambiamenti che avvengono intorno ad essa, per non diventare obsoleta e quindi essere esclusa dalle dinamiche di un mondo che trasferisce le relazioni tra gli uomini in uno spazio virtuale nel quale dovremo tutti imparare a vivere e lavorare..
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Da Internet a Gutemberg, testo della conferenza tenuta da Umberto Eco
presso "The Italian Academy for Advanced Studies in America"
Il Commercio Elettronico in Italia, documento a cura del Comitato e-Business dell'IPI - Area Politiche e Studi - Dipartimento Politiche per il Commercio e i Servizi |
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