II) - Pubblica Amministrazione: si cambia
1) Il cambiamento è iniziato
Nella
Pubblica Amministrazione italiana è stato avviato un processo di riforma radicale,
che dovrebbe trasformare gradualmente ma profondamente la sua struttura ed i
suoi meccanismi di funzionamento. La riforma si propone di attrezzare il
settore pubblico per rispondere efficacemente alle moderne esigenze del
cittadino e delle imprese, dando maggiori poteri agli Enti Locali ed
introducendo nuove procedure semplificate ed automatizzate, per operare con
efficienza e trasparenza. Si passerà
da una Amministrazione Pubblica basata sui documenti cartacei ad una vera e
propria tele-amministrazione.
Primo
gennaio 2004: anno nuovo si cambia, dice il proverbio. Molti lo fanno
davvero, quasi mai lo fa la Pubblica Amministrazione. Ma
non questa volta.
Il primo gennaio sarà forse
uguale al 31 dicembre, ma giorno per giorno la Pubblica Amministrazione
italiana sta cambiando davvero. E' già cambiata ed in profondità almeno nelle
leggi che ne governano il funzionamento. Come cambierà nella realtà ed
in che tempi, non lo sa nessuno.
Come ha scritto
l'OCSE
(1),
i grandi cambiamenti nella pubblica amministrazione sono "un viaggio,
non una destinazione". L'importante è non stare fermi, ma
partire, muoversi, sperimentare. La direzione e le destinazioni si potranno
stabilire lungo il percorso, se si hanno come guide principi ed obiettivi ben
definiti.
2) La precedente
legislazione sul protocollo
Molti comparti della Pubblica
Amministrazione italiana sono rimasti fermi per troppo tempo.
Pensate
che fino all'approvazione della nuova legge sul protocollo (DPR
428/98 poi confluito nel DPR
445/2000), la gestione dei flussi dei documenti nell'Amministrazione
Pubblica era ancora basata sul Regio
Decreto n. 35 del 25 gennaio 1900, applicato dalle
amministrazioni centrali dello Stato, mentre i comuni avevano come riferimento
normativo una circolare del Ministero dell'interno del Marzo 1987 (la n. 17100-2
del 1 marzo 1987).
Da allora è cambiato tutto. Un
paese agricolo si è industrializzato, e sta per entrare nella società
dell'informazione. E' cambiata anche la lingua che parliamo. Ma il modo di
gestire gli atti da parte della Pubblica Amministrazione è fondamentalmente
rimasto lo stesso.
"I
dispacci, le lettere ed i pieghi indirizzati all’Amministrazione sono aperti
da un ufficiale appositamente incaricato", recita l'articolo
4 del Regio Decreto numero 35 del 1900.
"I
dispacci, le istanze, le lettere, i ricorsi sono bollati e trasmessi
sollecitamente alla registratura. Col bollo si imprime la data
dell’arrivo e si designa lo spazio della successiva registrazione (art.
10).
"Sopra ogni atto registrato, accanto alla data dell’arrivo già
impressa, si indica il protocollo e si trascrive il numero della registrazione"
(art. 29).
"Le copie
coi rispettivi originali sono inviati agli uffici per essere collazionate e
presentate a chi le deve sottoscrivere" (art.
53).
3) La situazione
attuale
La
normativa dettava poche regole generali, mentre ogni singolo ente ha affrontato
a modo suo il problema del protocollo e della gestione e archivizione dei
documenti.
Come consequenza di questo, nella
Pubblica Amministrazione italiana, centrale e periferica, esistono da 140.000 a
200.000 protocolli di reparto, inquadrati in 30-40.000 uffici di protocollo
diversi, con un costo stimato tra 20.000 e 30.000 miliardi all'anno (2)
Un carrozzone per lo più inutile,
scarsamente rilevante ai fini della concreta gestione delle pratiche (giudizio
contenuto nel documento AIPA citato nella nota
2).
E questo è solo un esempio di una
più generale inadeguatezza della struttura organizzativa ed operativa presente
in quasi tutti i comparti della Pubblica Amministrazione.
4) L'esigenza del
cambiamento
Le
procedure tradizionali della Pubblica Amministrazione sono diventate
difficilmente sostenibili in un mondo in cui i cittadini possono, per via
telematica, gestire il loro conto corrente, comprare e vendere azioni, fare
acquisti, prenotare alberghi e vacanze.
Molto presto non sarà facile
spiegare perché non possono fare lo stesso per ottenere un certificato,
segnalare all'anagrafe il cambio di indirizzo, pagare le imposte comunali, come
è ormai possibile in vari paesi del mondo, anche tra quelli non
"ricchi", come il Brasile.
La società dell'informazione
ridefinisce il concetto di tempo.
Un'azienda che non risponde in ore
alle mail dei propri clienti rischia di perderli.
La Pubblica Amministrazione non può impiegare settimane o mesi per dare
risposte alle richieste dei propri cittadini.
Nel nuovo millennio i servizi di
informazione, di certificazione e di autorizzazione saranno forniti all'interno
del villaggio globale multimediale rappresentato da Internet.
La Pubblica Amministrazione stessa
dovrà diventare uno dei maggiori fornitori di informazioni e di servizi
telematici per i cittadini, se vorrà mantenere il suo ruolo.
Ecco perché deve cambiare, e
presto!
Questa consapevolezza ormai esiste
nel mondo politico, ed infatti assistiamo ad una valanga di leggi e regolamenti
che vogliono cambiare tutto in un periodo di tempo forse troppo breve.
In
molti casi non sarà né facile né immediato gettare via il timbro ed impugnare
il "mouse", per usarlo in modo efficace.
L'introduzione massiccia
dell'informatica e della telematica nella pubblica amministrazione richiede non
solo nuove metodologie operative, ma anche profondi cambiamenti organizzativi,
una revisione spesso radicale dei processi, nuove professionalità e competenze.
Ma innanzitutto richiede nuove
leggi, quale presupposto essenziale per attivare ogni cambiamento, mettendo in
moto le energie migliori che sono presenti all'interno della Pubblica
Amministrazione.
Nuove leggi che sono in gran parte
arrivate in quest'ultimo decennio.
5) La profondità
del cambiamento
Per
capire la direzione di marcia delle riforme che sono state approvate in questi
ultimi anni, è essenziale avere una chiara visione degli obbiettivi che i
legislatori intendono perseguire, dal punto di vista del ridisegno della
Pubblica Amministrazione e dell'introduzione delle nuove tecnologie (nella foto,
Piazza Montecitorio, sede della Camera
dei Deputati).
Le leggi di riforma definiscono
una nuova struttura ed un nuovo modello di Pubblica Amministrazione, che dovrà
gradualmente sostituire quello che esiste oggi, non più aderente alla realtà e
non in grado di rispondere alle esigenze ed alle nuove dinamiche della società
moderna.
Schematizzando, possiamo dire che
la riforma intende perseguire almeno quattro obiettivi generali, di grande
rilevanza:
-
Centralità
del cittadino e delle imprese: il grado di "soddisfazione" del
cittadino per la tipologia, qualità e quantità di servizi erogati ed il
valore aggiunto dei servizi forniti alle imprese, diventano parametri
fondamentali per misurare l'adeguatezza dell'operatività degli uffici
pubblici.
Dovranno svilupparsi nuove forme di relazione tra PA ed utenti, garantendo
una efficace partecipazione di questi ultimi ai processi decisionali ed un
rapido accesso alle informazioni.
-
Decentramento/Federalismo:
sostituzione dell'attuale modello centralista, "a piramide",
con una struttura orizzontale o "a rete", che assegna un
ruolo fondamentale alle autonomie locali, senza rinunciare a perseguire
livelli di uniformità nella qualità ed efficienza dei servizi.
Come vedremo ciò ha come presupposto una efficiente interoperabilità tra i
diversi comparti della Pubblica Amministrazione.
-
Efficienza: da ottenere
con la semplificazione delle procedure e l'introduzione di meccanismi
tipici del mercato, per garantire efficacia, flessibilità e aderenza
alle esigenze reali dei cittadini.
-
Innovazione: passaggio
da una amministrazione che crea, elabora, e produce documenti cartacei, e
con questi dialoga con altre amministrazioni e con i cittadini e le imprese,
ad una "tele-amministrazione", che cioè crea, elabora e
produce documenti digitali, e dialoga principalmente per via telematica con
i cittadini e con le imprese.
Questi obiettivi sono tra loro
collegati.
I diritti del cittadino e dell'
impresa possono diventare centrali solo se le strutture locali hanno poteri e
responsabilità primarie. A sua volta il decentramento sarà efficace se
introdurrà procedure semplici, efficienti e dai costi accettabili, che si
potranno ottenere con l'introduzione progressiva delle nuove tecnologie.
Vedremo come il "protocollo
informatico", generale e distribuito, rappresenta la struttura di base per
l'avvio di una tele-amministrazione unitaria ed il centro di gestione
dell’intero flusso documentale della Pubblica amministrazione italiana.
6) Dalla carta da
bollo alla tele-amministrazione
Il tema dell'introduzione delle
nuove tecnologie nella Pubblica Amministrazione non si riduce al semplice
utilizzo dei computer e delle reti telematiche per rendere più rapido ed
efficiente il lavoro all'interno della Pubblica Amministrazione.
Si avrà invece una modifica
radicale di tutti i processi amministrativi, che abbiamo schematizzato
prefigurando il passaggio da un modello di amministrazione il cui lavoro si basa
sulla creazione, elaborazione, trasmissione ed archiviazione di atti e documenti
cartacei, trasmessi manualmente, ad uno nuovo, basato su documenti ed atti
elettronici, trasmessi per via telematica.

Per la Pubblica Amministrazione
Italiana il presupposto di questa svolta è dato dalla legge
59/97 (Bassanini 1), che rende validi a tutti gli effetti i documenti
elettronici e la firma digitale, e dalle norme attuative (regolamento
attuativo DPR 513/97
anch'esso confluito nel DPR
445/2000 e regolamento tecnico DPCM
8/2/99), che stabiliscono che i documenti elettronici firmati
digitalmente sono "fonte primaria e originale" e come tali
vengono creati e scambiati per via telematica.
A completare il quadro vi sono le
nuove norme sul protocollo, di cui ci occuperemo a fondo in questo speciale.
La
piena attuazione di queste norme trasformerà l'Amministrazione Pubblica
italiana in una vera e propria "tele-amministrazione", che opererà su
documenti ed atti elettronici e relazionerà con i cittadini, ma anche con altri
enti e con i propri fornitori, principalmente per via telematica.
Se
non vi saranno proroghe, tutte le Pubbliche Amministrazioni dovranno passare al
nuovo sistema che prevede la produzione di documenti informatici come fonte
originale e primaria, la loro gestione (acquisizione, smistamento,
archiviazione, protocollazione).
Un'altra riforma significativa è quella della
nuova Carta di Identità Elettronica (CIE), prevista dall'art.
2 comma 10 dalla Legge 15 maggio 1997 n. 127
ed istituita con il "Regolamento recante caratteristiche e
modalità per il rilascio della carta d’identità elettronica" (DPCM
n. 437 del 22 ottobre 1999), e poi prevista anche dal DPR
445/2000.
Il regolamento previsto dal DPCM
n. 437/1999 è stato emanato, con il (Decreto
del Ministero degli Interni del 19.7.2000, e definisce i requisiti,
le modalità e le caratteristiche tecniche, informatiche e di sicurezza che
hanno consentito di avviare la sperimentazione sulla carta d’identità
elettronica in centinaia di comuni.
La normativa prevede che entro 5 anni (art.
11, comma 2 del DPCM 437/99) dall'emissione del regolamento
tecnico (DM
del 19.7.2000), tutti i comuni dovranno sostituire
l'attuale documento cartaceo con quello elettronico, che dovrà essere
rilasciato "alla prima iscrizione anagrafica" (art.
2, comma 2), cioè alla nascita, ed il suo rinnovo, come
accade oggi, sarà facoltativo. Il documento, anche se scaduto, varrà
comunque per l'attribuzione del numero di codice fiscale.
 
Le tessere elettroniche rilasciate dall’anagrafe
saranno simili ad una carta di credito, che però avrà la foto a colori del
titolare (potrà mancare nella carta non valida per l'espatrio o nel documento
di identità dei minori), e varie informazioni.
La carta di identità elettronica conterrà
informazioni "obbligatorie" ed altre "facoltative", inserite
su decisione dei comuni. Le informazioni obbligatorie dovranno avere sia
"immediata visibilità" (essere cioè stampati sulla carta, art.
3 comma 1), sia inserite su un supporto informatico, secondo
specifiche tecniche e di sicurezza definite dal Ministero degli Interni (art.
8, su una banda ottica o, più probabilmente, su un microchip
inserito nella carta, vedi figura in alto).
Tra le informazioni
obbligatorie abbiamo (art.
3, comma 1): i dati identificativi della persona (Nome e cognome
dell'utente, sesso, statura, luogo e data di nascita, ecc.), il numero di codice
fiscale, i dati di residenza e quelli di cittadinanza, la fotografia.
Il regolamento consente ai Comuni di aggiungere
nella memoria della tessera altri dati, inclusi quelli sanitari (gruppo
sanguigno, codice del libretto sanitario, eventuale esenzione dal pagamento del
ticket, altre informazioni sanitarie), i dati desunti dalle liste
elettorali e "altri dati, al fine di razionalizzare e semplificare
l'azione amministrativa" (art.
3, comma 3). Potrà inoltre contenere un borsellino
elettronico, da utilizzare per versamenti verso amministrazioni pubbliche
(imposte, ticket, multe, servizi, mezzi pubblici, parcheggi, musei, teatri
comunali, ecc.), previa definizione "delle modalità di
inserimento e validazione dei dati necessari".
La carta di identità elettronica potrà quindi
essere utilizzata come chiave per far accedere i cittadini ai servizi della Rete
Unitaria della Pubblica Amministrazione, anche a quelli a pagamento, e potrà
contenere la firma digitale (firma elettronica avanzata rilasciata da un
certificatore accreditato, secondo la recente normativa europea).
In attesa dell'attivazione della Carta di Identità
Elettronica, i comuni potranno emettere una carta più leggera e semplice,
denominata Carta Nazionale dei Servizi, introdotta nell DPR
445/2000 con le modifiche contenute nel Decreto
Legislativo
23 gennaio 2002, n. 10 (vedi articolo
8 e articolo 9).
Già oggi, quasi tutte le
Pubbliche Amministrazioni italiane forniscono ai cittadini ed alle imprese
servizi telematici attraverso Internet ( ad esempio le affissioni all'albo
pretorio, le delibere, i manifesti, le ordinanze, ed i documenti pubblici in
genere sono diventati pubblicazioni su web, nella foto in basso, il sito
dell'Amministrazione Comunale di Settimo Torinese).

Le
esperienze in atto sono molte, e variegate, caratterizzate da sperimentazione a
180 gradi. Non stupitevi se presto vi saranno Amministrazioni Comunali che
organizzeranno riunioni e assemblee per tele-conferenza, in aggiunta ai
newsgroup ed alle mailing list, mentre altre avranno l'anagrafe che distribuirà
certificati telematici con firma digitale o consentiranno ai propri cittadini di
pagare le imposte comunali con un semplice click del mouse. Le tecnologie
(standard e a basso costo) e le leggi per farlo ormai ci sono. Occorre
solo provare e sperimentare, per poi arrivare a servizi stabili. La gara è
aperta.
7) Mutamenti
globali
Ovviamente i
cambiamenti conseguenti all'espandersi della società dell'informazione non
investiranno solo la Pubblica Amministrazione.
L'economia
sarà coinvolta in maniera ancora più massiccia, ma anche le stesse istituzioni
politiche dovranno modificarsi, inglobando in maniera crescente i principi della
democrazia elettronica.
I tempi di
queste trasformazioni non saranno certo brevissimi, ma sicuramente saranno molto
più veloci di quanto possiamo immaginare, come vedremo nella prossima
sezione.
Nel
frattempo procuratevi una bussola! Il viaggio verso la società dell'informazione è già cominciato.
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Per
approfondire
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Rete
unitaria PA e sistema di teleamministrazione, di Massimiliano
Minerva (articolo tratto dalla rivista
Jei-Jus e Internet).
Tele-amministrazione,
a cura dell'omonima associazione. Informazioni, documenti, interviste
Esempi
di Democrazia elettronica - di Giuseppe
Fortunati (un'analisi di varie esperienze di democrazia
elettronica realizzate o in via di realizzazione in vari Paesi del
mondo
Nomenclatura
e Democrazia Elettronica - di Umberto
Eco (Il problema centrale della democrazia nella società
dell'informazione è rappresentato dal passaggio da un utilizzo
elitario dei mezzi telematici e interattivi a quello di massa. Anche
la democrazia elettronica, come quella tradizionale, è imperfetta, ma
pur sempre migliore dell'analfabetismo elettronico.
Democrazia
elettronica, percorso del documento e flusso delle informazioni,
un progetto della città
di Bologna
Modelli
di democrazia elettronica", di Maurizio Bolognini, su Impresa
& Stato, n. 44, 1998
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Note
1)
OCSE: Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - TORNA AL
TESTO
2)
dati del Ministero delle Finanze, vedi "studio
di prefattibilità sul sistema di gestione dei flussi documentali, sistema GEDOC,
febbraio 1997". - TORNA AL TESTO
Segue:
2 - Amministrare la società dell'informazione

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