Parliamo di eGovernment!
di Francesco
Cotroneo
ASMTEL
Area eGovernment
Standard comuni ed architetture condivise per la Pubblica
Amministrazione:
18 luglio 2003
Nei
due precedenti articoli abbiamo identificato due progetti strategici nella strada che porta all'eGovernment.
Il primo è il nuovo servizio di protocollo e gestione del documento informatico,
per mettere gli enti in grado di gestire efficacemente il documento elettronico, in maniera sicura e
giuridicamente valida.
Il secondo è quello di trasformare,
naturalmente con la necessaria gradualità ma nel quadro di un progetto globale,
gli
attuali servizi delle Pubbliche Amministrazioni (come da elenco contenuto nell'allegato
1 al piano di eGovernment, dove sono censiti un migliaio di servizi),
oggi erogati da ciascun ente direttamente agli utenti, in servizi web di
interoperabilità, erogati elettronicamente
attraverso altre applicazioni di Front Office (portali per gli utenti, per gli sportelli, per i call center, ecc) o di back
office (interoperabilità propriamente detta), proprie o di terzi autorizzati,
che vi accedono attraverso un registro pubblico.
Questi obiettivi non sono né semplici né banali,
in quanto presuppongono una sostanziale riorganizzazione degli enti, con il
progressivo passaggio da una Pubblica Amministrazione che gestisce documenti
cartacei trasmessi manualmente, con la necessità di un contatto fisico e
diretto con gli utenti, attraverso specifici sportelli, ad una
teleamministrazione, che gestisce documenti informatici trasmessi
telematicamente, senza la necessità di un contatto fisico e diretto con gli
utenti.
Dal punto di vista tecnologico richiedono l'applicazione degli standard
Internet di nuova generazione (XML
e sue applicazioni, web services).
Dal punto di vista organizzativo richiedono, quali importanti fattori
di successo soprattutto per i progetti medio-grandi, adeguate iniziative di
pianificazione e definizione degli obiettivi, di analisi
e progettazione per la reingegnerizazione dei processi
dell'ente, possibilmente utilizzando linguaggi standard ed integrati con l'analisi e la
progettazione del sistema informativo (UML,
USDP), oltre ad opportune
tecniche di gestione del cambiamento (change management) e
di gestione dei progetti (project management).
Credo sia utile evidenziare gli elementi essenziali di
quest'ultima affermazione.
In ogni progetto di realizzazione di servizi (e
quindi di processi) ad alto contenuto tecnologico, che richieda la
predisposizione di un sistema informatico in grado di cooperare con altri
sistemi informatici esterni, non conosciuti a priori, come il caso del protocollo
informatico, è utile ed opportuno:
-
Utilizzare le tecnologie internet, almeno
per la parte di interoperabilità, ed in
particolare i Servizi Web di nuova generazione (XML/SOAP) nel quadro di
un'architettura orientata ai servizi (SOA), che approfondirò in questo e
nel successivo articolo.
-
Utilizzare un linguaggio di analisi e
progettazione standard, come l'UML (Linguaggio di Modellazione
Unificato),
per
realizzare i documenti di analisi e di progetto non solo del sistema
informativo, ma anche per i processi, ottenendo la riduzione dei costi della
comunicazione ed un efficace riutilizzo dei progetti.
-
Utilizzare un processo di sviluppo del
sistema informativo coerente con le indicazioni del cosiddetto "Processo
Unificato" (USDP), la cui applicazione e corretta personalizzazione,
consente di ridurre notevolmente i rischi di fallimento del progetto,
solitamente molto alti per sistemi che prevedono l'integrazione di numerosi
componenti software diversi. Il Processo Unificato prevede, tra l'altro, una definizione
iniziale dell'architettura del sistema, l'approccio per oggetti e per
componenti, l'anticipata risoluzione dei rischi, lo sviluppo iterativo e
incrementale, e meccanismi di gestione della qualità del processo e di
controllo dei cambiamenti.
-
Utilizzare, ove appropriato e utile, le moderne tecniche di gestione
del progetto (Project Management), di reingegnerizzazione
dei processi (BPR) e di gestione dei cambiamenti
(change management).
In questo articolo voglio approfondire l'argomento
dei servizi web di nuova generazione, entrando il meno possibile in dettagli tecnici, per
cercare di contribuire a far conoscere queste tecnologie, ed il ruolo che potranno avere nello sviluppo
dell'eGovernment
nella Pubblica Amministrazione Italiana, anche a coloro che non sono esperti di
informatica.
I servizi web propriamente detti, in inglese "Web Services",
designabili anche con le sigle XML/SOAP (acronimi di "Linguaggio di Marcatura Esteso e di Protocollo per
l'Accesso a Oggetti Semplici), sono costituiti da un insieme di linguaggi per
elaboratori, ma abbastanza comprensibili anche agli esseri umani, disposti a strati, che consentono ad applicazioni, anche realizzate con
tecnologie differenti, di comunicare e cooperare.
Sono peraltro le tecnologie indicate dagli allegati tecnici al piano di
eGovernment, come standard della cooperazione applicativa
nella Pubblica Amministrazione ed elemento fondamentale dell'infrastruttura tecnologica dell'architettura di
eGovernment, che prevede la cooperazione applicativa fra i vari enti e la realizzazione di un Front office multicanale integrato ed indipendente, che si
relaziona per via telematica (utilizzando documenti elettronici e portali),
con le varie unità organizzative titolari di servizi ai cittadini ed alle imprese.
I vari standard che compongono i "Web Services" rendono possibile la realizzazione
di questo disegno, anche tra enti che dispongono di sistemi informativi
eterogenei, senza la necessità di una loro integrazione esplicita, attraverso
progetti, fatto che richiederebbe tempi lunghi e costi elevati, considerato
l'altissimo numero di
enti della Pubblica Amministrazione (ciascuna magari dotata di molti sistemi
informatici non cooperanti). Sarebbe comunque sbagliato uscire dagli standard internet, affermatisi nel mercato e approvati formalmente dal consorzio w3c, in quanto l'obiettivo
strategico della Pubblica Amministrazione non può che essere l'integrazione globale con i sistemi informativi utilizzati delle imprese
private e dai cittadini.
Tutti i principali istituti di ricerca prevedono un
fortissimo sviluppo di queste tecnologie in pochi anni. Ci limitiamo a citare IDC
(che effettua costantemente delle ricerche
di mercato sui web services) che prevede che, solo negli Stati Uniti, nei
prossimi dieci anni si spenderanno oltre 184 miliardi di dollari per progetti
che riguardano i web services, con un mercato USA che raggiungerà, in soli 4
anni (entro il 2007), un giro di affari di 21 miliardi di dollari, arrivando a
27 miliardi di dollari entro il 2010. Queste cifre ci dicono che le applicazioni
basate sui "web services" si diffonderanno in pochissimi anni e diventeranno l'architettura di applicazioni distribuite
dominante in meno di dieci anni.
Ogni applicazione con architettura basata sui web services, può
comportarsi più o meno come noi, quando abbiamo la necessità di accedere
ad un servizio che si trova su un sito web. Noi utilizziamo un'applicazione
chiamata browser, per effettuare:
-
Ricerca: dobbiamo trovare il sito web
che contiene il servizio che ci interessa: usiamo un indice o registro, ad
esempio di un motore di ricerca, per trovare
l'indirizzo del sito, fornendo delle parole chiavi o sfogliando un catalogo,
comunicando attraverso protocollo HTTP e messaggi HTML.
-
Connessione: ottenuto l'indirizzo, ci colleghiamo,
di solito con un semplice click del mouse, al server del sito (con
protocollo HTTP).
-
Istruzioni: sul sito leggiamo le istruzioni su come
il servizio è fornito (ricevendo messaggi HTML)
-
Utilizzo: utilizziamo infine il servizio,
inviando dei dati e ricevendo dal sito dei dati in risposta, utilizzando
messaggi HTML.
Per le applicazioni in grado di consumare "web
services", il meccanismo è simile, ed avviene attraverso documenti
elettronici che sono messaggi standard (XML):
-
Ricerca: l'applicazione cerca un sito
web che disponga del servizio desiderato, utilizzando un'apposito registro
standard (UDDI), sul quale effettua ricerche inviando parametri
opportuni, utilizzando protocollo HTTP e messaggi standard XML/SOAP
-
Connessione: ottenuto l'indirizzo,
l'applicazione si collega al server del sito (con protocollo HTTP).
-
Istruzioni: dal server ottiene le istruzioni su come
il servizio è fornito (ricevendo messaggi XML/SOAP)
-
Utilizzo: l'applicazione utilizza il servizio,
inviando i dati richiesti e recuperando i dati di risposta, attraverso
messaggi XML/SOAP.
Per chiarire meglio questi concetti faremo degli
esempi concreti, individuando dei possibili scenari
di servizi che il Piano di eGovernment intende realizzare. Nel prossimo articolo
vedremo più in dettaglio l'architettura orientata ai servizi in grado di
realizzare questi scenari.
Immaginiamo di essere fra qualche anno nel futuro,
ad esempio fra 4 anni, nel 2007.
Ho appena cambiato casa,
trasferendomi da Settimo Torinese a Torino. Devo quindi comunicare questa
informazione alla Pubblica Amministrazione, anzi, dovevo probabilmente farlo prima, perché sono già partito per le
vacanze: un mese a Santo
Domingo, nella Repubblica
Dominicana.
Nessun problema comunque. Il Piano di eGovernment
dovrebbe essere in gran
parte attuato, come previsto dal Ministero (80% dei servizi essenziali on line
entro fine legislatura iniziata nel 2001 e finita regolarmente nel 2006), e dovrei quindi poter accedere a gran parte dei principali servizi della Pubblica
Amministrazione Italiana senza problemi, attraverso Internet, anche da una
lontana isola dei Caraibi.
Per di più il servizio che io chiedo è il semplice inoltro di una
dichiarazione alla Pubblica Amministrazione. Come posso fare, o meglio come potrò fare fra qualche anno?
Proviamo ad immaginare tre possibili scenari, andando, diciamo, dal
peggiore al migliore:
-
Scenario 1: il servizio che chiedo non è disponibile in quanto il
mio comune non ha attivato il servizio di protocollo informatico previsto
dal DPR 445/2000
e non è quindi in grado di gestire (accettare, verificare,
smistare, archiviare) i documenti informatici.
-
Scenario 2: il comune ha attivato il servizio di protocollo
informatico, si è accreditato presso l'Indice delle Pubbliche
Amministrazioni fornendo il proprio indirizzo di posta elettronica
istituzionale, ma non ha pubblicato nessun servizio web relativo al servizio
"comunicazione di cambio di residenza".
-
Scenario 3: il comune ha attivato il servizio di protocollo
informatico, si è accreditato presso l'Indice delle Pubbliche
Amministrazioni,ed ha pubblicato sull'apposito registro un servizio web per
la comunicazione del cambio di residenza.
Aggiungeremo alla fine un quarto scenario: come nello scenario
tre il
mio comune è stato bravissimo, ma sono io che ho
dimenticato la mia Smart Card in Italia e non posso quindi usare la firma
digitale.
Ammettiamo che il comune di Torino ed il Governo
hanno fatto molto bene la loro parte, il primo attivando il servizio di protocollo
informatico e pubblicando sull'apposito registro un servizio web per
la comunicazione del cambio di residenza, il secondo attivando in tutte le
sue funzionalità necessarie l'indice delle Amministrazioni Pubbliche e dei loro
servizi, esponendo i dati come servizio web (UDDI).
Eccomi quindi sotto una palma dei tropici. In un momento
di relax decido di compiere il mio dovere di cittadino.
Apro il mio portatile, effettuo il collegamento internet attraverso il
servizio wireless (senza fili) reso disponibile dall'hotel che contiene la
spiaggia, e mi collego al Portale
Nazionale della Pubblica Amministrazione.
L'indirizzo del portale sta nell'agenda di indirizzi Internet del mio
computer (chiamata "preferiti"), e mi collego quindi con un semplice
click del mouse sulla voce di menu "Portale Nazionale".
Già da questa semplice operazione possiamo
riflettere sull'importanza dei
registri pubblici che operano su Internet.
Io voglio accedere al "portale
nazionale" che ha come indirizzo www.italia.gov.it.
ed Il
mio browser (programma per accedere al web) invia la richiesta ad un server (un
computer) di Codetel,
l'azienda che presumibilmente fornisce il servizio wireless al mio hotel.
Questo computer ha un registro (un elenco) di indirizzi di siti web e
fornisce per ogni indirizzo le informazioni necessarie a localizzare il computer
che fornisce i relativi servizi.
Arriva la mia richiesta che viene inviata al servizio di registro (chiamato
DNS, Domain Name System). Il registro trova l'indirizzo, anche interrogando
altri registri sparsi per il mondo (il DNS, così come UDDI, è una banca dati
distribuita), e invia la mia richiesta ad un
server della rete che gestisce il portale, che è in grado di soddisfare la mia
richiesta.
Un meccanismo simile a questo, che oggi consente ad Internet di funzionare
per gli esseri umani attraverso il sistema degli indirizzi (o domini),
funzionerà per le applicazioni. E' bene riepilogare la differenza tra le
attuali applicazioni web standard, e applicazioni web con architettura SOA (Service
Oriented):
-
Applicazioni web standard: una persona accede ad
un'applicazione presente su un sito web, trovando o digitando il nome del
sito, che è pubblicato su un registro chiamato DNS, che ha le informazioni
per raggiungere il server che eroga il servizio.
-
Servizi web XML/SOAP: una persona accede ad una applicazione come
sopra, la quale, sulla base delle esigenze della persona, accede ad uno o
più servizi web, erogati da altre applicazioni, trovando o indicando il
nome del servizio, che è pubblicato su un registro chiamato UDDI, che ha le
informazioni per raggiungere il server che eroga il servizio.
La figura seguente, tratta da una presentazione di Elena Tabet (file
pdf, 440 k), del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, sintetizza
il tipo di trasformazione della Pubblica Amministrazione previsto dal Piano di
eGovernment e rende evidente come questa trasformazione, dal punto di vista
delle applicazioni, dovrà coincidere con un'architettura di tipo SOA, basata sulla
cooperazione applicativa, attraverso servizi web.

Teniamo inoltre conto che le applicazioni degli enti che erogano i servizi
dovranno anche cooperare fra di loro (oltre che con le applicazioni di front
office).
Dalla figura appare chiaro come:
-
Nello situazione attuale, gli utenti accedono ad applicazioni standard
su siti web degli enti erogatori dei servizi (migliaia di applicazioni
che comunicano con grande difficoltà fra di loro), trovando o digitando il nome del sito, che
è pubblicato su un registro chiamato DNS, che ha le informazioni per
raggiungere il server che eroga il servizio.
-
Nello scenario di eGovernment, gli utenti (cittadini, imprese,
funzionari di altre amministrazioni) accedono ad applicazioni di Front
Office (o di Back Office), in grado di consumare servizi web. Queste
applicazioni, sulla base delle esigenze dell'utente, accedono ad uno o più
di questi servizi web presenti sulla rete, erogati da altre applicazioni,
trovando o indicando il nome del servizio necessario utilizzando un registro
(UDDI).
Torniamo all'esempio.
Mi sono collegato al portale nazionale della
Pubblica Amministrazione. Nel portale posso identificarmi utilizzando una qualunque carta (Smart Card)
compatibile con la "Carta nazionale dei servizi" (CNS), rilasciata da una Pubblica Amministrazione qualsiasi.
Utilizzo la mia carta di firma digitale,
rilasciata da un certificatore accreditato (nel mio caso Infocamere),
che sarà sicuramente compatibile con le specifiche della CNS.
Inserisco la carta ed il sistema mi chiede di digitare il numero segreto
(PIN), che consente l'accesso al microprocessore della smart card che contiene
la mia chiave privata, idonea ad identificarmi in maniera certa (autenticarmi,
equivale a firmare dei documenti non ripudiabili, che attestano il mio ingresso
sul portale e le operazioni che faccio).
Inserisco il numero segreto come si conviene, al
riparo da sguardi indiscreti, e vengo riconosciuto (la mia richiesta di ingresso
firmata viene accolta).
Il portale è molto amichevole. Mi accoglie con un "Benvenuto
Francesco". Se ho qualche difficoltà e voglio parlare con qualcuno, posso anche contattare
un operatore e chiedere informazioni.
Ma è tutto chiaro.
Dall'elenco degli eventi della vita, scelgo l'evento "avere
una casa". Poi scelgo cambiare casa e quindi il servizio "comunicazione
cambio residenza".
Oggi il portale da solo informazioni e fornisce dei
collegamenti ai siti di vari comuni, dove si reperiscono informazioni. Solo il
comune di Milano da informazioni
sullo stato della pratica di cambio di residenza via email, un esempio di
servizio informativo utile, ma aggiuntivo, che fa aumentare i costi
dell'ente invece di ridurli ed in buona sostanza da poco valore aggiunto.
Ma nel 2007 l'accesso multicanale integrato a tutti
i principali servizi della Pubblica Amministrazione sarà una realtà (o almeno
speriamolo).
Quindi dovrebbe succedere quanto segue:
Scenario 1: comune di Settimo Torinese
senza servizio di protocollo informatico e senza servizi di cooperazione
applicativa.
Dal Portale Nazionale scelgo il servizio
"comunicazione cambio residenza", mi appare una maschera che mi
chiede di indicare il comune di residenza attuale: scrivo Settimo Torinese, e
poi il comune di nuova residenza: scrivo Torino.
Una nuova maschera si scusa, dicendomi che non mi
è possibile usufruire del servizio in quanto non è possibile inoltrare
documenti elettronici al comune di Settimo Torinese, che non possiede ancora la
casella di posta elettronica istituzionale.
Mi invita per ulteriori informazioni a consultare
il sito internet del comune. Consulto il sito, mi spiega che devo andare
personalmente allo sportello dell'anagrafe. Ci andrò al mio ritorno,
lamentandomi con la sorte che mi vede nel 20% dei cittadini che non può ancora
usufruire dei servizi di eGovernment.
In un'ipotesi migliore: sul sito internet del
comune vi è un modulo elettronico che io posso inviare, ma senza firma
digitale (Il comune non ha attivato il protocollo informatico, e quindi gestisce
solo documenti cartacei con firma autografa). Posso inviare l'istanza, ma dovrò
comunque passare con
calma a firmare dall'anagrafe.
Scenario 2: comune di Settimo Torinese
ha il servizio di protocollo informatico ma non ha un servizio web di
cooperazione applicativa per la comunicazione del cambio di residenza.
Dal Portale Nazionale scelgo il servizio
"comunicazione cambio residenza", mi appare una maschera che mi
chiede di indicare il comune di residenza attuale: scrivo Settimo Torinese, e
poi il comune di nuova residenza: scrivo Torino.
Una nuova maschera mi informa che posso inoltrare
la richiesta presso la casella di posta elettronica istituzionale dell'ente, e
mi fornisce l'indirizzo. Mi invita anche a consultare
il sito internet del comune per reperire le informazioni sulla
modulistica da utilizzare per l'istanza.
Io giudico ovvie le informazioni da inviare, e
quindi clicco subito sull'indirizzo di posta istituzionale.
Si apre un messaggio
di posta elettronica correttamente indirizzato, e scrivo una dichiarazione in
cui metto le mie informazioni anagrafiche, i dati della mia residenza attuale,
di quella futura, e clicco su invio.
Se la Smart Card non è inserita nel lettore, mi appare una finestra in cui mi si
richiede di inserirla, per la firma del messaggio. Lo faccio ed il
sistema mi chiede il codice segreto o PIN. Lo inserisco. Fatto. Il documento
firmato digitalmente è stato inviato. Ricevo una ricevuta di presa in carico
dal mio sistema di posta
certificata di Infocamere e subito dopo la ricevuta di avvenuta
consegna dal sistema di posta certificata del mio comune.
Dopo qualche ora ricevo un messaggio di conferma
dell'avvenuta protocollazione dell'istanza, con il numero di protocollo.
Ho fatto il mio dovere, anche se, in mancanza di
uno specifico servizio, anche se per istanze più complesse, avrei prima dovuto
preliminarmente procurarmi copia della modulistica da utilizzare.
L'anagrafe di Settimo Torinese, che ha ricevuto
l'istanza, controlla la correttezza della documentazione, facendo eseguire accertamenti
se necessario, poi invia per posta elettronica certificata
documentazione firmata alla casella di posta istituzionale del comune di Torino
oppure utilizzando un'applicazione di back office in grado di interfacciarsi con
il relativo web services del comune di Torino.
Anche qui viene eseguito quanto previsto dal procedimento, che si conclude con
la mia iscrizione nella anagrafe dei residenti in Torino.
Alla conclusione della
pratica viene inviata al mio indirizzo di posta elettronica certificata, il
documento di avvenuta iscrizione, firmato dal funzionario dell'anagrafe del
comune di Torino.
Scenario 3: comune di Settimo Torinese
ha il servizio di protocollo informatico ed un servizio web di cooperazione
applicativa per la comunicazione del cambio di residenza.
Dal Portale Nazionale scelgo il servizio
"comunicazione cambio residenza", mi appare una maschera che mi
chiede di indicare il comune di residenza attuale: scrivo Settimo Torinese, e
poi il comune di nuova residenza: scrivo Torino.
Il portale mi fa apparire i dati della mia residenza attuale oltre ai miei
dati personali (luogo e data di nascita) e mi chiede di confermarli. Io mi sono
autenticato con la mia Smart Card, quindi il sistema sa chi sono, e ha reperito
via servizi web tutti i miei dati. Ha inoltre verificato la correttezza del
codice fiscale utilizzando un servizio web sul sito del ministero delle finanze.
Leggo tutti i dati, sono corretti, e quindi scelgo il
pulsante ok.
Un messaggio mi chiede inoltre di fornire o
confermare il mio indirizzo di posta elettronica certificata, in modo da
consentire lo scambio sicuro di documenti (con la garanzia dell'avvenuta
consegna, come previsto dalla normativa).
Mi chiede poi di inserire Il mio nuovo indirizzo a
Torino: io scrivo Corso Parco 21.
Il portale mi fa apparire il nome completo e
corretto, anche questo recuperato da un servizio web: Corso Regio Parco, insieme
ad una cartina che mi visualizza graficamente la via, e mi
chiede di scegliere tra il numero 21 semplice ed il numero 21 bis. La seconda
risposta è quella giusta, mi
ero dimenticato di indicare il bis, quindi lo scelgo.
Infine il sistema mi fa apparire il testo completo
dell'istanza che sarà inoltrata,
con un testo che dice all'incirca: "Io sottoscritto
Francesco Cotroneo, nato a.., il.., comunica di cambiare residenza
da..a..ecc."
Controllo la correttezza delle informazioni e quindi seleziono il pulsante
"firma ed invia", che compare sotto il testo da sottoscrivere.
Il sistema mi chiede di reinserire il numero riservato (la mia carta è sempre
inserita nel lettore) per la firma dell'istanza. Lo faccio ed il sistema mi da la conferma che la mia
istanza è stata firmata, inviata e presa in carico dal mio sistema di posta
certificata.
Anche in questo caso riceverò ricevuta di avvenuta consegna nella
casella di posta elettronica istituzionale del comune di Settimo Torinese, e
successivamente la ricevuta di
avvenuta protocollazione.
Scenario 4: come lo scenario 3, ma ho
lasciato a casa la mia Smart Card con la firma digitale.
Che peccato, ora che iniziava ad essere utile
dimentico la carta di firma a casa.
Per l'accesso al servizio però, nessun
problema! Siamo nell'era della multicanalità. Utilizzerò un canale che non
richiede la mia firma digitale.
Mi reco all'ambasciata italiana, che è un po' come
il comune per gli italiani che sono all'estero, e quindi ritengo che abbia il
compito di attivare gli sportelli unici di Front Office, come previsto dal Piano
di eGovernment.
Mi presento allo sportello unico della Pubblica
Amministrazione. L'operatore mi chiede
un documento, gli fornisco la mia carta di identità, ancora cartacea (anche il
mio ottimismo ha qualche limite).
L'operatore scrive i dati che io gli fornisco
su un computer, e fa esattamente quello che avrei fatto io, utilizzando un
portale ed una carta di firma. Alla fine stampa un modulo, me lo fa firmare.
Invia poi l'istanza elettronica, firmandola digitalmente e dichiarando di aver
accertato la mia identità. Siccome dispongo di posta certificata che ho
indicato, riceverò io tutte le comunicazioni in quella casella.
Altrimenti, come opzione alternativa, le avrei ricevute mezzo posta tradizionale
al mio nuovo indirizzo di residenza.
Nel prossimo articolo vedremo come questi scenari
saranno possibili, entrando in maggior dettaglio sui web services e
sull''architettura orientata ai servizi.
parte
quarta
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