Parliamo di eGovernment!
di Francesco
Cotroneo
ASMTEL
Area eGovernment
Standard comuni ed architetture condivise per la Pubblica
Amministrazione:
11 luglio 2003
Nell'articolo
precedente
abbiamo
condiviso una tesi del Ministro Stanca (presentata in dettaglio in uno specifico
documento),
che può essere così riassunta: per attuare quanto disposto dal piano di
eGovernment è indispensabile che tutti i relativi progetti
seguano standard comuni, si basino su un'architettura
condivisa, e realizzino quindi un sistema informatico
costituito da risorse in grado di cooperare per fornire servizi integrati,
accessibili attraverso diversi canali indipendenti, come appunto previsto dal
piano.
Abbiamo poi sostenuto che la prima realizzazione su
cui concentrare gli sforzi per andare in questa direzione è l'attivazione del
nuovo servizio di protocollo e gestione del documento informatico da
parte delle Pubbliche Amministrazioni, possibilmente entro i tempi previsti
dalla normativa.
Dovrebbe essere evidente come non vi può essere eGovernment se gli
Enti Pubblici non saranno in
grado di gestire efficacemente il documento elettronico, in maniera sicura,
organizzata e
giuridicamente valida (creazione, firma, verifica, trasmissione, registrazione,
segnatura, archiviazione).
Con la sola attivazione del servizio di
protocollo informatico (o servizio per la gestione informatica dei documenti,
dei flussi documentali e degli archivi, come previsto dal
DPR 445/2000 e regole collegate), inclusa la casella di Posta Elettronica Istituzionale
registrata sull'Indice
delle Pubbliche Amministrazioni, si consentirebbe ai cittadini di
inoltrare istanze e documenti firmati alla Pubblica Amministrazione per via
telematica, ed alla Pubblica Amministrazione di inviare, con lo stesso mezzo,
documenti informatici al cittadino.
Se si potesse visualizzare l'eGovernment
come un'autostrada che porta ad una nuova Pubblica Amministrazione, quando tutti
gli enti avranno attivato questo servizio, potremmo forse dire di aver percorso
con un balzo più di metà percorso.
Di converso, finché il protocollo informatico non
parte saremo fermi alla linea di partenza, semplicemente perché carta e
penna non possono transitare lungo le nuove autostrade telematiche.
Il ruolo
strategico del nuovo servizio di protocollo informatico è peraltro ben presente
al Governo, ed al Ministro Stanca in particolare, che ha emanato una specifica
direttiva il 9 dicembre scorso, dove ribadisce la scadenza del primo gennaio
2004 per l'attivazione del servizio di protocollo informatico, fornendo concrete
indicazioni operative.
In questo secondo articolo proveremo ad individuare un secondo elemento
strategico, essenziale per fare ulteriori passi lungo l'autostrada
che porta alla teleamministrazione.
Anche in questo
caso possiamo trovarlo nel citato
documento
del Ministro Stanca, dove si afferma l'esigenza di sviluppare l'interoperabilità fra
Amministrazioni "sulla base di standard omogenei e condivisi in modo tale che
siano identificati i servizi ed i dati che ogni amministrazione deciderà di
rendere disponibili sulla rete tramite il proprio sito istituzionale".
Ogni amministrazione deve quindi identificare i
servizi ed i dati da rendere disponibili sulla rete, e farlo tramite un sito
web istituzionale (che può contenere in tutto o in parte la cosiddetta
"porta delegata", che espone appunto sul web dati e servizi per
l'interoperabilità con altre applicazioni o accede a dati e servizi esposti da
altri soggetti).
Tali servizi e dati vanno descritti e resi
disponibili sulla base di standard omogenei. Renderli disponibili, come spiegato
in altra parte del documento, significa pubblicarli su un apposito registro
elettronico, che conterrà le indicazioni sulle modalità con cui altre
applicazioni possono accedervi.
"I registri di servizi sono lo strumento
tramite cui trovare le amministrazioni che erogano un determinato servizio su
rete, le specifiche modalità di colloquio con la porta di dominio dell’amministrazione
che eroga il servizio, la specifica descrizione del servizio, tramite cui
interfacciarsi con esso".
I portali di Front Office per il cittadino o le
imprese oppure per gli operatori di sportello unico o di call center (ma anche
le applicazioni di back office degli enti), dovranno interrogare questo
registro, come si fa con le pagine gialle, per trovare il servizio richiesto dal
cittadino, quali sono le informazioni da chiedere, dove stanno i dati da
recuperare, e così via.
In poche parole per attivare i servizi
web di interoperabilità, gli enti pubblici dovranno fare, generalmente in forma
associata e con il supporto di centri servizi specializzati, tre cose:
-
adeguare il proprio sistema informativo, per
integrarlo con quello delle altre Pubbliche Amministrazioni e degli utenti,
entro un'architettura generale orientata ai servizi, basata su standard
condivisi.
-
Identificare i dati ed i servizi da rendere
disponibili sulla rete ed esporli, sempre secondo standard condivisi, sulla
porta delegata del dominio del proprio ente.
-
Pubblicare questi dati su un registro standard,
in modo da renderli disponibili ad applicazioni in grado di utilizzare
servizi standard.
La parte tecnologica è quella più semplice, in
quanto fa leva sulla predisposizione di standard condivisi esistenti. Si tratta
infatti di adeguare il proprio sistema informativo agli standard web più
recenti (XML, SOAP), e di realizzare siti web in grado di accettare ed inviare
in risposta messaggi XML ad altre applicazioni, compito che può essere
realizzato per più enti da un centro servizi specializzato.
Possiamo
quindi concludere che sulla strada verso l'eGovernment le Pubbliche
Amministrazioni dovranno concentrarsi su due obiettivi strategici:
Il primo è quello del nuovo servizio di Protocollo
Informatico, di gestione, archiviazione e trasmissione del documento
elettronico.
Il secondo è quella di trasformare
gradatamente gli attuali servizi erogati direttamente agli utenti, in servizi
web di interoperabilità (standard XML/SOAP), accessibili dalle applicazioni
dei sistemi di Front Office (portali per gli utenti, per gli sportelli, per i
call center, ecc) e da quelle di back office di altre Pubbliche Amministrazioni,
grazie alla loro pubblicazione su uno specifico registro (anch'esso un servizio
web di interoperabilità standard, noto come UDDI).
Ho recentemente avuto modo di presentare queste
idee ad Amministratori Pubblici, ed il commento più benevolo è stato:
"forse fra qualche decina d'anni ci arriveremo".
Ricordo che avevo avuto commenti simili quando, a
metà degli anni novanta, affermavo che, in tempi relativamente rapidi, tutti
gli enti della Pubblica Amministrazione avrebbero potuto scambiarsi documenti
elettronici fra di loro e con i loro utenti, grazie alla diffusione del
cosiddetto "World Wide Web", la ragnatela grande quanto il mondo.
Solo qualche anno prima, tra il 1990 ed il 1992
presso il CERN di Ginevra, Tim Berners-Lee aveva "inventato" il web,
un software e dei protocolli per localizzare e far accedere gli utenti a
documenti situati su qualunque computer collegato alla rete internet, in maniera
visuale e semplificata, attraverso un'applicazione universale chiamata
browser.
Berners-Lee non ha fatto altro che proporre al
mondo, come fa oggi il Ministro Stanca con la Pubblica Amministrazione, l'obiettivo di seguire degli standard comuni ed un'architettura condivisa,
che ha rapidamente realizzato un gigantesco sistema informatico chiamato
Internet, costituito da risorse in
grado di cooperare per fornire alcuni servizi integrati.
E' bastato un linguaggio (HTML) ed un protocollo (HTTP)
efficaci e semplici da utilizzare, in grado di realizzare servizi innovativi a
forte valore aggiunto, per trasformare in pochissimi anni i sistemi
informativi del pianeta ed il loro ruolo nella società.
Solo alla fine del 1994 nasce un organismo di
standardizzazione di tutto questo (delle tecnologie utilizzate sul web), il "Consorzio
W3C", a cui oggi partecipano oltre 300 organizzazioni, composte
dalle principali aziende del settore informatico (IBM, Microsoft, Sun, ecc), ma
anche da organismi governativi di vari paesi.
L'Italia è rappresentata al massimo
livello, dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri. Fanno anche parte del
consorzio w3c enti pubblici (come la Provincia di Milano), Università (di Pisa,
di Bologna, Bocconi), enti quali il CNR, il Cineca, il CSI, il CSP, e vari altri.
E' questo organismo che definisce gli
standard e l'architettura tecnologica dei sistemi informativi della
Pubblica Amministrazione. Seguire tali standard è il modo più rapido e
sicuro per garantire l'interoperabilità del proprio sistema informativo
con qualunque altro, a livello mondiale.
Come già accennato nell'articolo precedente,
sono ormai stabili le principali tecnologie di
interoperabilità, basate sull'XML (SOAP,
XML-Signature,
XML-Encryption,
ed altre, che abilitano i cosiddetti "web
services" sicuri), "che consentono di realizzare in tempi
relativamente rapidi un efficace e sicuro sistema di cooperazione
applicativa via web anche tra enti che dispongono di sistemi informativi
eterogenei, essenziali per realizzare gli obiettivi previsti dal Piano
Nazionale di eGovernment (già indicate come tecnologie di riferimento negli
allegati
tecnici al primo avviso)".
La diffusione di queste tecnologie provocherà una
nuova rivoluzione nell'uso di internet e del web, consentendo una diffusa
interoperabilità tra le applicazioni collegate in rete, con conseguenze
difficilmente immaginabili, ma sicuramente significative dal punto di vista del
valore aggiunto per gli utenti.
Il diffondersi delle applicazioni basate sui web service
XML/SOAP e
strutturate secondo una architettura di tipo SOA (architettura orientata ai
servizi), abilita l'avvento di nuove tecniche di commercio elettronico, fondate
sulla cooperazione tra applicazioni web distribuite, che espongono e consumano,
appunto, dei servizi web standard. Questi sono esposti dalle applicazioni su un
server web e pubblicati su un registro, anch'esso standard (UDDI, Universal
Description Discovery and Integration), e quindi rintracciabili e accessibili da
ogni altra applicazione.
In questo contesto, il registro dei servizi della
Pubblica Amministrazione sarà un "web service" standard (UDDI,
Integratore, scopritore e descrittore Universale dei servizi web), in grado di
ricevere messaggi XML e di rispondere con messaggi XML (indicati come buste di
eGovernment negli allegati tecnici al primo avviso).
Nel prossimo articolo riprenderò questi concetti
con degli esempi, in modo da cercare di renderli più comprensibili anche a
lettori che non sono informatici e che hanno trovato in questo articolo
troppi termini tecnici.
parte
terza
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