Parliamo di eGovernment!
di Francesco
Cotroneo
ASMTEL
Area eGovernment
Standard comuni ed architetture condivise per la Pubblica
Amministrazione:
4 luglio 2003
La Pubblica Amministrazione italiana è in pieno fermento
tecnologico. Negli ultimi anni quasi tutti gli enti hanno avviato una qualche
iniziativa che prevede l'utilizzo di tecnologie informatiche e
telematiche. Quale ente non
ha almeno un sito internet per fornire i servizi più vari, magari attraverso
sofisticate applicazioni web?
Secondo uno studio
dell'AIPA, nel primo semestre 2001 il numero di siti della Pubblica
Amministrazione centrale e locale era stimato per difetto in circa 3.130
ed oggi, luglio 2003, sono sicuramente molti di più.
Per gli utenti un'ampia
possibilità di scelta:
molte migliaia di siti e di applicazioni, con milioni di pagine da navigare, fino a perdersi e facilmente naufragare, con poche possibilità di trovare porti
sicuri dove soddisfare ogni bisogno diverso dalla pur importante curiosità.
Il risultato complessivo, se poteva
essere considerato molto positivo fino a qualche anno fa, va oggi valutato
in maniera più critica: troppe risorse impiegate per interventi scoordinati, con scarsi risultati in
termini di effettivo valore aggiunto per gli utenti e per la stessa Pubblica
Amministrazione, ed iniziative che sottraggono risorse per l'attuazione di un piano organico,
che esiste (il
piano nazionale di eGovernment) e dovrebbe essere un punto di
riferimento per tutte le iniziative.
Quasi nessuno, infatti, ha attivato veri e propri servizi di eGovernment,
che peraltro dovrebbero gradatamente sostituire gli attuali servizi pubblici
tradizionali, non
aggiungersi ad essi; dovrebbero rimpiazzare la carta, non affiancarla; e
dovrebbero ridurre i costi
della Pubblica Amministrazione invece di aumentarli.
Troppo spesso
i processi elettronici affiancano quelli manuali e cartacei invece di sostituirli, e si arriva
paradossalmente a procedure amministrative più complesse e costose.
Che fare per focalizzare meglio gli interventi ed evitare
di sprecare utili risorse, il cui uso potrebbe produrre risultati ben più
significativi di quelli ottenuti finora?
La risposta l'ha data in maniera chiara il Ministro
Stanca quando, in un convegno
a Torino, ha esplicitamente chiesto agli Enti Locali (anche attraverso
un documento dettagliato) di
definire "un quadro di riferimento condiviso, in grado di garantire una attuazione
coerente e coordinata dei processi di eGovernment in tutto il territorio
nazionale. I temi sui quali è necessario avviare la concertazione non afferiscono soltanto ad un piano
esclusivamente politico o di 'vision strategica', ma deve riguardare anche un
piano di 'realizzazione cooperativa' che si attuerà attraverso la definizione
di standard comuni e la definizione concertata delle 'architetture di sistema condivise',
che costituiranno elemento di riferimento dei progetti in corso ma
anche dei progetti che saranno avviati in futuro".
Molto bene. Prendiamo nota dei tre elementi
essenziali di questa dichiarazioni, rappresentati dalla necessità:
-
di una realizzazione cooperativa:
-
di una definizione di standard comuni
-
di concertare architetture di sistema
condivise.
Su questi aspetti, che sono importanti anche se
molto spesso poco considerati, tornerò anche negli articoli successivi. Speriamo che i "138 cantieri di e-government", che pare si stiano
aprendo, assumano queste valutazioni come priorità fondamentali per l'attuazione
dei progetti.
Dal canto suo il ministero ha certamente fatto bene la sua parte,
con la redazione di ben cinque
allegati al primo avviso di finanziamento che specificano in maniere
dettagliata l'architettura di riferimento per il piano di eGovernment, ponendo
la massima attenzione, per quanto riguarda la componente tecnologica, ad inserire le regole specifiche per la Pubblica
Amministrazione nel quadro degli standard e delle architetture definite
dal mercato e dagli organismi che per vari motivi sono accettati dal
mercato (come ad esempio, per quanto riguarda l'interoperabilità sul
web, il consorzio
w3c, di cui fa anche parte il Governo Italiano).
A Torino Il Ministro aveva chiesto alle regioni e agli enti locali di
valutare, modificare se necessario ed impegnarsi a portare avanti nelle loro
iniziative i contenuti del documento
che riassume la visione condivisa dell'eGovernment, anche come
condizione per procedere entro giugno all'erogazione di ulteriori finanziamenti
per nuovi progetti di eGovernment. Il fatto che siamo già a Luglio è nulla
si sa sui nuovi finanziamenti è probabilmente un segno di quanto sia
difficile concertare azioni comuni nella frammentata Pubblica
Amministrazione Italiana.
Occorre insistere e trovare il punto debole
dove concentrare la pressione per far cedere il muro di resistenze e di
diffidenze che è ancora troppo alto, e rendere evidente che la
transizione verso l'Amministrazione elettronica è un processo
irreversibile, che non va temuto, ma va accelerato e guidato.
Ma esiste un punto strategico su cui far
leva e concentrare le iniziative per riuscire a fare un salto di
qualità effettivo nelle iniziative di costruzione dell'eGovernment?
Io credo che, se questo punto strategico
esiste, non può che essere il nuovo servizio di Protocollo
Informatico, che abilita la gestione dei documenti
informatici negli enti della Pubblica Amministrazione.
Occorre concentrare gli sforzi su questo
obiettivo: fare in modo che il maggior numero possibile di enti passino
dal documento cartaceo a quello informatico, attivando la casella di
posta elettronica istituzionale, il servizio di firma digitale ed i
meccanismi di interoperabilità previsti dalle regole tecniche.
Non è un obiettivo scontato e nemmeno
semplice da ottenere.
A a meno di sei mesi dal termine
previsto dal DPR 445/2000 (primo gennaio 2004),
sono pochi gli enti che hanno avviato iniziative efficaci per
raggiungere questo obiettivo. Ad esempio, solo sei comuni risultano
iscritti all'indice
delle Pubbliche Amministrazioni, e nessun ente ha pubblicato un
indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale al quale gli utenti possano
validamente inviare documenti elettronici, come previsto dalla normativa.
E' difficile sfuggire al timore che a fine
anno questa situazione possa non modificarsi di molto.
Gli utenti stanno invece rispondendo molto bene
all'iniziativa di eGovernment,
se è vero che entro fine anno avremo oltre
un milione di dispositivi di firma digitale rilasciati. Questi utenti ed i nuovi che nel corso del
prossimo anno si aggiungeranno, vorranno giustamente poter utilizzare la
loro carta anche per inviare istanze ed accedere alle informazioni della
Pubblica Amministrazione. Sono utenti che hanno una firma digitale
rilasciata da un certificatore accreditato, che come condizione per
l'accreditamento deve emettere carte sicure, interoperabili e, presumo,
compatibili con gli standard previsti per la Carta Nazionale dei
Servizi e quindi idonee per autenticarsi presso i siti delle Pubbliche
Amministrazioni, o, in altre parole, per firmare validamente anche le
richieste di accesso ai servizi delle Pubbliche Amministrazioni.
Attivare il servizio di Protocollo
Informatico nella maggior parte degli enti della Pubblica
Amministrazione italiana significa non solo dare immediatamente dei
servizi a valore aggiunto agli utenti che dispongono di firma digitale,
ma significa anche porre delle basi solide per realizzare servizi di
eGovernment più avanzati, a cominciare dal sistema integrato di Front
Office che per essere realizzato presuppone che gli enti che erogano i
servizi siano in grado di accettare ed inviare documenti informatici.
Il
Ministero per le Innovazioni
e le Tecnologie sembra condividere questa strada, ed ha dato un contributo
significativo con la Direttiva
del 9 dicembre 2002 sul Protocollo Informatico.
Un'altra spinta decisiva dovrebbe venire
anche dalla recente stabilizzazione di numerose tecnologie di
interoperabilità basate sull'XML (SOAP,
XML-Signature,
XML-Encryption,
ed altre, che abilitano i cosiddetti "web
services" sicuri), che consentono di realizzare in tempi
relativamente rapidi un efficace e sicuro sistema di cooperazione
applicativa via web anche tra enti che dispongono di sistemi informativi
eterogenei, essenziali per realizzare gli obiettivi previsti dal Piano
Nazionale di eGovernment (già indicate come tecnologie di riferimento negli
allegati
tecnici al primo avviso).
C'è quindi ampia materia per essere
ottimisti, senza nascondere le difficoltà, ma sapendo che ci sono le
condizioni e gli strumenti per ottenere buoni risultati in tempi
ragionevolmente rapidi.
parte
seconda
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